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Trump
all’offensiva

· ​Conferenza stampa a New York ·

Una «caccia alle streghe», una fuga di notizie riservate «vergognosa e irresponsabile», «una macchia» per gli 007, roba da «Germania nazista». Così Donald Trump nel giorno della sua prima conferenza stampa da presidente eletto, e a poco più di una settimana dal suo insediamento alla Casa Bianca venerdì 20 gennaio. «Su di me solo veleni», afferma. E intanto ammette in maniera netta che anche secondo lui dietro gli hacker che hanno colpito le presidenziali statunitensi c’è Mosca. O perlomeno, «anche» la Russia. Così nel primo incontro ufficiale con i giornalisti dall’Election Day (e dal mese di luglio) c’è stato poco spazio per altri argomenti. La raffica di domande della stampa accalcata nell’atrio della Trump Tower di New York è stata praticamente a senso unico, con Vladimir Putin ancora una volta convitato di pietra. Cercando di contenere la rabbia, il tycoon ha assicurato di non essere assolutamente ricattabile da parte del Cremlino, che del resto ha smentito le notizie circolate. «I miei comportamenti all’estero sono ineccepibili», ha sottolineato Trump, insistendo poi sul fatto che lui non ha niente a che fare con Mosca in termini di affari o d’altro. Il presidente eletto sostiene che sulle intrusioni nella politica americana il Cremlino («non avrebbe dovuto farlo») ma allo stesso tempo tende la mano al leader russo: «A Putin piace Trump? Può essere una cosa positiva», spiega, ricordando come i rapporti tra Washington e Mosca siano ai minimi dai tempi della guerra fredda. E sottolineando come la Russia possa essere un partner fondamentale per sconfiggere il cosiddetto stato islamico (Is), una realtà — ribadisce — nata per colpa della politica estera di Barack Obama. Comunque, ha annunciato, entro 90 giorni la sua amministrazione pubblicherà un rapporto sulla lotta al fenomeno degli hacker. 

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