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Troppa violenza
in Nigeria

· ​Preoccupazione dell’episcopato ·

Profonda preoccupazione è stata espressa dai vescovi nigeriani per il crescente clima di violenza che si registra nel Paese. In un messaggio, diffuso al termine dell’assemblea plenaria svoltasi nella capitale Abuja, i presuli hanno denunciato che «la cultura di morte fa sempre più parte delle nostre vite quotidiane», facendo riferimento ai «continui orribili massacri in alcune zone degli Stati di Kaduna, Taraba, Benue, Kogi, Edo, Rivers, Zamfara, Adamawa e altri ancora». L’appello dei vescovi, inoltre, giunge a poche ore dall’ennesimo rapimento di un sacerdote, padre John Bako Shekwolo, sequestrato il 25 marzo nella sua abitazione, nel villaggio di Ankuwai, nello Stato di Kadunadopo. La polizia locale ha assicurato il massimo sforzo per la liberazione di padre Shekwolo, che è parroco della chiesa di santa Teresa ad Ankuwa.

Il rapimento di padre Shekwolo segue di pochi giorni quello avvenuto ai danni di don Clement Rapuluchukwu Ugwu, parroco della chiesa di san Marco, a Obinofia Ndiuno, nella Ezeagu Local Government Area, nello Stato di Enugu, ucciso qualche giorno dopo la sua scomparsa.

Secondo l’episcopato, «la svalutazione continua della vita umana e delle proprietà pone una minaccia esistenziale alla sopravvivenza delle singole persone e della nazione intera. Come può il governo apparire impotente di fronte a una simile tragedia?». Di qui, l’appello rivolto al presidente della Nigeria e ai governanti affinché intraprendano al più presto «i passi necessari per arrestare questa deriva prima che l’anarchia totale e il caos consumino l’intera nazione».

I presuli non hanno dubbi nell’affermare che le violenze che affliggono la Nigeria «derivano almeno in parte dalla mancanza della ricerca del bene comune. Il bene comune — scrivono nel messaggio diffuso dall’agenzia Fides — presuppone il rispetto della persona umana e la ricerca del benessere sociale e dello sviluppo della nazione». Inoltre, i vescovi hanno ricordato che «la Chiesa per secoli è stata una promotrice del buon governo per il bene comune», per questo motivo hanno chiesto a tutte le diocesi di promuovere l'insegnamento della dottrina sociale, «di semplificarla e tradurla in azioni concrete e di usarla per un’efficace formazione socio-politica di tutte le persone». Un’attenzione particolare, spiegano inoltre, «deve essere rivolta ai giovani e alle famiglie affinché i valori dell’insegnamento sociale cattolico vengano inculcati ai bambini e ai giovani».

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