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Troppa violenza a Kandahar

· Nella città meridionale afghana l'Onu sospende temporaneamente le attività ·

La coalizione ci riprova. Sempre nel sud. In Afghanistan la minaccia talebana è sempre presente e, dunque, si stanno definendo i dettagli dell'ennesima offensiva che riguarderà, in particolare, la provincia di Kandahar. E in questa città, da ieri, le Nazioni Unite hanno sospeso temporaneamente le loro attività, a causa dell'aumento degli episodi di violenze che coincide, appunto, con la preparazione delle forze della coalizione, coadiuvate da quelle locali, dell'offensiva per la «bonifica» della regione.

Gli impiegati locali delle agenzie dell'Onu sono stati invitati a rimanere a casa, mentre quelli stranieri sono stati trasferiti a Kabul. «Stiamo monitorando da vicino la situazione in città e speriamo di essere in grado di tornare a lavorare presto» ha detto il portavode delle Nazioni Unite in Afghanistan, Dan McNortan.

Alcuni quartieri di Kandahar, che conta circa un milione di abitanti, sono in mano ai talebani, così come importanti aree della provincia. Ieri due esplosioni, a poca distanza l'una dall'altra, hanno interessato il centro, causando la morte di due civili. Le forze della Nato stanno pianficando una massiccia offensiva per conquistare il controllo della regione, un'operazione considerata decisiva per il futuro del Paese, dopo un primo attacco su vasta scala avviato due mesi fa, nell'area di Marja.

Intanto Nato e Unione europea stanno puntando a una maggiore cooperazione, nel territorio afghano, per gestire la fase di transizione, lavorando insieme alla formazione delle forze di sicurezza locali e aumentando gli sforzi in campo civile. I 27 ministri degli Esteri dell'Ue, riuniti a Lussemburgo, hanno dato ieri il loro sostegno al segretario generale dell'Alleanza atlantica, Anders Fogh Rasmussen, che ha espresso soddisfazione e si è detto «abbastanza ottimista per il 2010» sulla situazione a Kabul.

Nel frattempo si segnala che l'India ha ribadito le sue forti riserve riguardo a un'eventuale presenza di elementi talebani nel futuro Governo di Kabul. La diffidenza, in merito, è stata espressa ieri dal premier indiano Manmohan Singh al presidente afghano Hamid Karzai, in visita a New Delhi. Durante un incontro privato, Singh ha ripetuto la sua posizione sui talebani (illustrata anche a Obama alccune settimane fa a Washington): il timore è che un accresciuto potere dei talebani nel Governo afghano possa avvantaggiare il Pakistan a detrimento degli interessi indiani nella regione. A fine maggio, quando a Kabul si svolgerà la Loya Jirga, il tema del rapporto fra i talebani e l'Esecutivo di Kabul sarà prioritario nell'agenda dei lavori.

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