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Trittico sistino​

· Tradurre Michelangelo ·

Quante volte la Creazione di Adamo nella volta della Sistina è stata usata per veicolare messaggi pubblicitari sulla trasmissione dell’energia e sulla telefonia mobile! Quante volte il duello di Michelangelo con la volta da ricoprire di più di trecento figure («è il pennello gocciando tuctavia mi fa sul viso un ricco pavimento») è stato oggetto di evocazioni filmiche; con Kenneth Clark nel suo Michelangelo. The artist as hero del 1963, con Carol Reed nel mai dimenticato Il tormento e l’estasi del 1965! E quante volte la Cappella Sistina ha conosciuto imponenti campagne fotografiche e restituzioni filmiche: dalle lastre di Romualdo Moscioni, al servizio reso da Frank Lerner per «Life» nel 1949, ai documentari prodotti dalle televisioni di tutto il mondo durante e dopo il restauro di Gianluigi Colalucci, al recentissimo 3d di Sky Art.

Nell’epoca della democrazia dei consumi, al servizio del turismo dei grandi numeri, la mitografia di Michelangelo concentrata sulla Sistina, la sua opera più celebre, ha conosciuto e ancora conosce una serie virtualmente infinita di interpretazioni, di contaminazioni, di trasfigurazioni, di traduzioni nelle tecniche e nei materiali più diversi.
La fortuna iconica della Cappella Sistina (questo mix di attesa, di emozione e di stupore, questo imprevisto e imprevedibile acme di coinvolgimento spirituale che tocca le donne e gli uomini di ogni religione e di nessuna religione quando entrano lì dentro) è uno dei fenomeni più suggestivi e meno studiati del tempo moderno.
Ecco perché abbiamo organizzato per il 9 giugno nella sala conferenza dei Musei vaticani, una giornata di studi che ha per titolo «Tradurre Michelangelo della Sistina. Dall’immagine fissa all’immagine in movimento». Nel convegno curato da Paola Di Giammaria responsabile della Fototeca dei Musei vaticani, dal professor Tommaso Casini docente all’Università Iulm di Milano e da Nino Criscenti, giornalista e autore televisivo, la divulgazione visiva della Sistina verrà ripercorsa in tutti i suoi aspetti; dalle prime fotografie storiche alla Meta-Sistina delle repliche e dei social-media, dal rapporto degli storici dell’arte con i media filmici a Gianluigi Colalucci che parlerà del suo restauro fra fotografia e televisione.
In un certo senso la giornata del 9 giugno chiude quello che io chiamo il «trittico sistino». Tre anni di studi e di provvedimenti tutelari dedicati al luogo sacro più famoso del mondo.
Nel 2014 c’è stata l’inaugurazione accompagnata da due giorni di convegno internazionale «Nuovo respiro e nuova luce in Cappella Sistina» dei nuovi sistemi di climatizzazione, controllo della temperatura e della umidità, abbattimento degli inquinanti e, insieme, c’è stata la presentazione dell’impianto di illuminazione led in grado di offrire al pubblico la visione migliore, più completa e appagante di quei murali celeberrimi.
Ancora nel 2015, per la cura di Vittoria Cimino, responsabile del nostro Ufficio del conservatore, abbiamo presentato in Sala Regia nelle due edizioni italiana ed inglese il volume La Sistina venti anni dopo, rendiconto degli interventi scientifici tenuti nel convegno dell’anno prima.
Ora il ciclo si chiude con lo studio di quello che la Sistina ha significato nell’immaginario fotografico e filmico della modernità.

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25 agosto 2019

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