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Tripoli stretta d’assedio

· Al Sarraj proclama lo stato di emergenza ·

Non cessano gli scontri armati tra milizie iniziati otto giorni fa a Tripoli — interrotti da alcune tregue durate solo poche ore — e il bilancio è ormai di 47 morti e 129 feriti, secondo gli ultimi dati diffusi dal ministero della salute libico. Combattimenti che hanno costretto il governo di unità nazionale di Fayez Al Sarraj, sostenuto dalle Nazioni Unite, a proclamare lo stato di emergenza.

Il premier del governo di Tripoli Al Sarraj interviene sugli scontri nella città (Afp)

Il consiglio presidenziale di unità nazionale guidato da Al Sarraj ha infatti dato mandato alla milizia Forza antiterrorismo di Misurata, comandata dal generale Mohammed Al Zain, di entrare nella capitale per organizzare un nuovo cessate il fuoco e far terminare le violenze nella periferia sud della capitale. Una decisione destinata a «proteggere i cittadini e la sicurezza, gli impianti e le istituzioni vitali che richiedono tutte le necessarie misure militari e civili. Non si può restare in silenzio davanti a questo attentato alla sicurezza della capitale e dei suoi abitanti», denuncia il governo. L’obiettivo dei miliziani, accusa, «è quello di interrompere il processo pacifico di transizione politica» cancellando «gli sforzi nazionali e internazionali per arrivare alla stabilizzazione del paese».

La decisione del consiglio presidenziale di unità nazionale interviene dopo un’altra giornata difficile, ieri, con scontri generalizzati tra varie milizie nella zona sud di Tripoli, in particolare ad Ain Zara e Abu Selim.

Oggi però, nonostante la proclamazione dello stato di emergenza, come aveva annunciato il loro leader Abdel Rahim Al Kani, le forze della Settima Brigata, gruppo armato proveniente dalla città di Tarhuna, a 60 chilometri da Tripoli che si oppone alle milizie tripolitane vicine al governo di unione nazionale, hanno lanciato un assalto nel quartiere di Abu Salim a Tripoli. Mentre la brigata si dichiara legata al ministero della difesa, Al Sarraj ha confermato invece che questo gruppo non dipende più dal suo governo. La Brigata «continuerà a combattere fino a quando le milizie armate non lasceranno la capitale e la sicurezza sarà ripristinata», aveva sottolineato Al Kani.

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23 novembre 2019

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