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​Triplice eredità

È difficile esprimere le suggestioni che emergono nel cuore pensando al viaggio che Papa Francesco si appresta a iniziare, sotto lo sguardo di Maria, alla quale ancora una volta andrà ad affidarsi nella basilica di Santa Maria Maggiore e nelle cui mani deporrà, insieme ai fiori, tutti gli incontri e le parole che animeranno questi intensi tre giorni.

«Santa Nino» (XVIII secolo, Georgia)

Siamo certi anzitutto che un amico speciale dal cielo lo assisterà con la sua preghiera e intercessione: san Giovanni Paolo II, che si fece pellegrino in Georgia nel 1999 e in Azerbajan nel 2002, quando ebbi l’onore di essergli accanto. Egli, siamo certi, veglierà in particolare sull’abbraccio che all’aeroporto il patriarca Ilia II, catholicos della Chiesa ortodossa georgiana, scambierà con lui: è lo stesso patriarca infatti che accolse Papa Wojtyła e con lui firmò una dichiarazione per l’invocazione della pace: «La pace è un dono supremo, senza il quale è impossibile conferire più significato alla vita e promuovere lo sviluppo”. Quasi vent’anni dopo, il mondo, vero villaggio globale, sembra essersi fatto sordo — basti pensare alle immagini strazianti che ancora ci giungono dall’amata Aleppo — a tali parole, quasi amando, come spesso ripete Papa Francesco, una guerra che è di tutto il mondo anche se si combatte soltanto su alcuni terreni e nazioni. Ogni parola e ogni gesto di questa seconda tappa della visita nel Caucaso sarà un nuovo appello alla coscienza dei potenti e dei popoli, perché il mondo arresti e risani le catastrofi umanitarie in corso, ed eviti che focolai apparentemente sopiti possano un giorno o l’altro riesplodere anche nella regione caucasica.

di Leonardo Sandri

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21 marzo 2019

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