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Dir messa in trincea

· Nelle lettere e nelle relazioni dei cappellani militari italiani durante la prima guerra mondiale ·

"La Messa in trincea non è mai mancata, la frequenza dei sacramenti, specie nelle ricorrenze, è stata soddisfacente.

Nella Pasqua ho avuto moltissime comunioni (quasi duemila), ognuno ha avuto il suo ricordo con queste parole: «Comincia e termina la giornata con brevi preghiere. Ama i Superiori e la Patria tua. Non degradarti innanzi al vero, perché la divisa è mantello d’onore. 

Messa al campo in Argonne(maggio 1918)

Non lordare il tuo labbro con turpiloqui e bestemmie. Non transigere col proprio dovere. Frequenta i Sacramenti. Rispetta ogni donna, come vuoi che sia rispettata tua madre, tua sorella, la tua sposa». In trincea molti hanno ricevuto la SS.ma Eucaristia.
Il culto delle tombe ha avuto una cura speciale. Nei campi, coltivati a cimiteri, oltre la croce che individua l'estinto, ne ho messa una grande con queste parole: - Parce mihi Domine - il 163° Reggio Fanteria ai caduti.
L'Ufficio notizie, potremmo meglio chiamarlo Ufficio conforti, ha avuto gran parte nella nostra guerra. Le famiglie hanno da questo avuto sempre con sollecitudine notizie dei loro cari: e nulla s’è trascurato, anche in caso di morte, di rendere meno acerbo il dolore che spesso è toccato alla famiglia. Ogni festa v’è stato il discorso sul Vangelo, sempre con la nota dell'amor patrio. Spesso il soldato ha avuto doni, libretti, medaglie, immaginette, e non tralascio elencare anche altri doni come per es. vino, cioccolato, zucchero, carta, foglietti, sigari e sigarette: unico mezzo per affezionarsi il fante.
Sono contentissimo d’aver tolto nei reggimenti, nei quali appartenni, l’analfabetismo. Anche in trincea, che scrupolosamente ho visitato ogni giorno, ho impartito lezione, ed anche oggi, a Cortina d’Ampezzo, la mia scuola conta 93 alunni, dando in pochi giorni risultati meravigliosi facendomi un dovere d’inviarne un saggio all'Ecc. Vostra". E' questo uno stralcio dalla relazione di don Pasquale Caiazzo, cappellano militare del 163 reggimento fanteria, contenuta nel volume "I Cappellani Militari d'Italia nella Grande Guerra. Relazioni e testimonianze (1915-1919)" a cura di Vittorio Pignoloni, con la prefazione di monsignor Santo Marcianò, arcivescovo militare per l'Italia. Nel libro viene fatta memoria dei cappellani militari che offrirono la vita sul campo, in trincea, accanto ai soldati impegnati nei combattimenti.

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24 luglio 2019

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