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Trentamila venezuelani fuggiti in Brasile

· Mentre a Caracas non si ferma lo scontro tra governo e opposizione ·

Le autorità brasiliane sono preoccupate dall’ondata di immigrati venezuelani che attraversano la frontiera nella regione amazzonica in fuga dalla crisi politica, istituzionale ed economica che colpisce il loro paese. I venezuelani abbandonano una situazione ormai insostenibile: nel loro paese manca tutto, dal cibo alle medicine, dai servizi medici all’elettricità.

Venezuelani al momento di entrare in Brasile (Afp)

I migranti — stando alle stime di Brasília — potrebbero superare i 300.000 entro la fine dell’anno e provocare anche gravi problemi di ordine pubblico. Nil Mario Motta, senatore dello stato di Roraima, nell’estremo nord del Brasile, ha detto che la regione «sta affrontando gravi problemi sulla frontiera con il Venezuela, che potrebbero avere conseguenze imprevedibili». Secondo Motta, la situazione è «particolarmente caotica» a Pacaraima, una località nella quale sono già arrivati più di 30.000 venezuelani negli ultimi mesi e dove le autorità locali «non sono in grado di affrontare gli effetti di questo esodo, come per esempio l’aumento di richieste di prestazioni nei servizi sanitari locali». La settimana scorsa il governatore dello stato di Roraima, Suely Campos, aveva chiesto al presidente Michel Temer di inviare unità militari per rafforzare la protezione nei 2200 chilometri di frontiera con il Venezuela. Numerose associazioni accusano Brasília di non fare abbastanza per impedire lo scoppio di una nuova crisi legata all’immigrazione in Sudamerica.

Intanto, in Venezuela è ormai caccia aperta ai dissidenti. L’assemblea costituente promossa dal presidente Nicolás Maduro si accinge a sospendere l’immunità parlamentare del marito dell’ex procuratore Luisa Ortega Díaz, divenuta negli ultimi mesi uno dei simboli dell’opposizione. Inoltre l’assemblea minaccia direttamente i deputati oppositori, fra i quali il presidente e il vicepresidente del parlamento.

La mossa contro Germán Ferrer — marito di Ortega Díaz e deputato del partito di governo — è stata rapida. Il numero due del chavismo, Diosdado Cabello, ha consegnato ieri al nuovo procuratore generale, Tarek William Saab, le prove che dimostrerebbero che Ferrer aveva aperto conti in una banca nelle Bahamas, dove sarebbero stati depositati almeno sei milioni di dollari, che proverrebbero da «una rete estorsiva organizzata per ricattare persone sotto inchiesta giudiziaria».

Ieri Saab ha esibito in una conferenza stampa le presunte prove contro Ferrer consegnate da Cabello, e poche ore dopo il Tribunale supremo di giustizia ha autorizzato il suo arresto, con l’accusa di corruzione, estorsione, associazione a delinquere e riciclaggio. L’alta corte ha chiesto dunque alla Costituente di sospendere l’immunità parlamentare del deputato chavista.

Da parte sua, il presidente della costituente, Delcy Rodríguez, ha annunciato che la commissione della verità, che lei stessa presiede, aprirà varie inchieste sui deputati dell’opposizione per accertare le loro responsabilità penali. Ieri Rodríguez ha citato in particolare il caso di Julio Borges, presidente del parlamento, accusato di «sabotaggio per aver dichiarato che i prestiti esteri accordati senza l’avallo del legislativo sono da considerarsi illegali». Due giorni fa Rodríguez aveva accusato anche un altro oppositore, Freddy Guevara.

Nel frattempo, è stata diffusa questa mattina la notizia secondo cui l’ex procuratore Ortega Díaz avrebbe lasciato il Venezuela per sfuggire alle accuse del governo. Lo hanno indicato fonti citate dai media locali, aggiungendo che Ortega Díaz (cui era stato in precedenza sequestrato il passaporto) avrebbe raggiunto clandestinamente la Colombia o il Brasile. La notizia non è ancora stata confermata da fonti indipendenti.

Ieri esponenti del governo avevano accusato Ortega Díaz di essere «la responsabile intellettuale di ognuna delle vittime registrate dallo scorso primo aprile» (da quando si sono intensificate le manifestazioni contro Maduro). Ortega Díaz denunciò le azioni scorrette del governo, in particolare la decisione della corte suprema di esautorare il parlamento (allora controllato dall’opposizione). Questo intervento — hanno sottolineano ancora le fonti governative che accusano Ortega Díaz — «mirava a fare scoppiare una guerra civile in questo paese, che ci fosse un intervento straniero e un’occupazione militare».

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