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Trentamila chilometri
fra i poveri

· ​La lezione di san Benedetto Giuseppe Labre ·

San Benedetto Giuseppe Labre è un esempio anche per noi oggi. Vorrei accennare a tre elementi di riflessione.

Il primo è il pellegrinaggio. Il santo morì dopo tredici anni vissuti peregrinando, avendo percorso — si è calcolato — circa trentamila chilometri di strada. Per questo, i romani lo conoscevano come il pellegrino della Madonna, o il povero delle Quarantore, o il penitente del Colosseo. 

Il santo pellegrino in un’incisione devozionale di fine Ottocento

Cosa spinge l’uomo e la donna di oggi a compiere un pellegrinaggio? Cosa cercano? Oserei dire che, in fondo, sperano di trovare la vera felicità che anela nel loro cuore. Per questo, il cammino esteriore non è altro che il riflesso di un cammino interiore. Il credente è homo viator, uomo in cammino verso Dio. Infatti, san Benedetto Giuseppe Labre soleva dire che «in questo mondo siamo tutti pellegrini verso il Paradiso». E come lui, la risposta che cerchiamo la possiamo trovare soltanto in Dio, fonte della gioia vera e profonda.

Il secondo elemento da sottolineare è la sua vita di carità. San Benedetto Giuseppe era un santo senza dimora, che aveva scelto di vivere povero fra i poveri, dividendo con loro l’elemosina che riceveva. Di notte riposava tra le rovine del Colosseo, dormendo sotto il 43° arco, quello della quinta stazione della Via Crucis, forse non a caso quella in cui Simone di Cirene aiuta Gesù a portare la croce. Anche per questo è stato riconosciuto patrono dei senzatetto.

Il terzo elemento è l’invito di san Benedetto Giuseppe a non fermarci all’apparenza. Agli occhi dei più, egli era un mendicante come se ne trovavano tanti nella Roma dell’epoca. Infatti la sua non era una figura bella secondo gli occhi del mondo. Ma lui sapeva che l’importante non erano le comodità nelle sicurezze materiali, ma il fatto che Dio non ci abbandona mai, e per questo viveva con la fiducia riposta nel Signore. A giusto titolo perciò fu definito come “il vagabondo di Dio” o anche “lo zingaro di Cristo”.

La sua grandezza sta solo in quella vita nascosta e quieta, esempio vivente della presenza di Dio. 

di Antonio Maria Vegliò

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20 marzo 2019

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