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Tremila testimoni
nel castello di Haemi

· Era il centro delle persecuzioni dei cattolici nella regione coreana di Chungchong ·

Attraversiamo le stradine secondarie di una campagna sperduta segnata solo dai contorni aerodinamici delle coltivazioni in serra, a guidare è padre Samuele — parroco della cattedrale di Daejeon — che oggi mi farà visitare la fortezza di Haemi. Subito enormi appaiono sulla nostra sinistra le mura del forte, costruito tra il 1417 e il 1421: doveva essere la roccaforte del Paese contro i famigerati attacchi dei pirati giapponesi, i cosiddetti wakō, waegu in coreano.

Haemi come centro militare nacque nel 1491. Il perimetro delle mura è di quasi due chilometri, che significa un’area interna di duecentomila metri quadrati, quasi trenta campi da calcio. Questo era il centro delle persecuzioni dei cattolici di tutta la regione di Chungchong.

I comandanti della base per circa un secolo — tra il 1790 e il 1880 — arrestarono tremila fedeli in tutta la regione. C’erano due prigioni all’interno, poi distrutte durante la colonizzazione giapponese, dove i cristiani venivano rinchiusi e torturati. Oggi sono state ricostruite, e di fronte c’è ancora l’albero — questo originale — ai cui rami i cristiani venivano appesi per i capelli, e i loro corpi lasciati penzolare all’ingiù. Legati come schiavi gli uni agli altri, venivano slegati solo per essere condotti su un enorme masso di pietra dove venivano sbattuti ripetutamente sul cranio provocando fratture e ferite che lasciavano enormi impronte di sangue, ancora visibili oggi.

È nel grandissimo spazio interno che il prossimo 17 agosto Papa Francesco e i giovani provenienti da tutta l’Asia si incontreranno, in quello che sarà un vero concerto di fede all’aperto. Allora i militari presenti all’interno della fortezza erano quindicimila, e molti di loro si dedicavano alle torture dei prigionieri. Oggi non ci sono più i militari ma oltre cento anni dopo gli eredi di quei prigionieri — torturati a morte proprio da quei soldati — saranno qui presenti nel numero di circa trentamila, ovvero il doppio dei militari-carnefici di allora. I numeri sono mere astrazioni, segni impalpabili che ci dicono ben poco dal punto di vista umano, ma forse in questo caso ci troviamo di fronte all’eccezione che convalida la regola.

da Daejeon
Cristian Martini Grimaldi

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26 gennaio 2020

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