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Tregua in Siria

· Dalla mezzanotte dopo l’accordo tra il governo di Assad e le forze di opposizione ·

Un accordo per il cessate il fuoco su tutto il territorio siriano è stato raggiunto oggi tra il governo di Damasco e la coalizione nazionale, principale forza di opposizione. L'intesa, promossa dalla Russia e dalla Turchia, è stata confermata da tutte le parti in causa ed entrerà in vigore alla mezzanotte di oggi, 29 dicembre. Ne saranno escluse solo le aree ancora sotto il controllo del cosiddetto stato islamico (Is).

Militari siriani nella parte orientale di Aleppo (Ansa)

Ad annunciare la tregua è stato oggi il presidente russo, Vladimir Putin, secondo cui «sono stati firmati tre documenti: un cessate il fuoco tra il governo siriano e l'opposizione armata, un pacchetto di misure per controllare la situazione, una dichiarazione di disponibilità ad avviare colloqui di pace per risolvere il conflitto». Non ci sono dubbi — ha aggiunto il leader del Cremlino — «sul fatto che gli accordi sono fragili e richiedono una speciale attenzione e assistenza allo scopo di preservarli e mantenerli in vigore». Tuttavia, «si tratta di un considerevole risultato del nostro lavoro congiunto, degli sforzi del ministero degli esteri e dei nostri partner nelle regioni». Putin ha annunciato anche una riduzione della presenza militare russa. «Sono d’accordo — ha detto — con la proposta formulata dal ministero della difesa di una riduzione della nostra presenza militare in territorio siriano».

La tregua potrebbe portare sollievo immediato soprattutto alla popolazione civile. Sul piano umanitario, infatti, la situazione resta drammatica, come confermano anche gli ultimi dati diffusi dall’Unicef, secondo cui sette milioni di bambini in Siria vivono in povertà. «Gli assedi spesso impediscono maggiori sforzi umanitari. È urgente una soluzione politica del conflitto» affermano fonti dell’agenzia dell’Onu. «Con l’intensificarsi delle operazioni militari nelle aree di Aleppo, Damasco rurale, Homs rurale, Idlib, Raqqa e Deir Ezzor, la crisi umanitaria non accenna a migliorare, anzi è spesso ostacolata dai combattimenti» affermano fonti dell’agenzia. «Pensavamo che con l’evacuazione da alcune zone a rischio la popolazione sarebbe stata al sicuro, ma non è affatto così: basti pensare che il solo intervento militare nella zona di Raqqa ha prodotto oltre 10.000 sfollati e 175.000 bambini a rischio per le difficili condizioni igienico sanitarie e alimentari».

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