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Tregua parziale
in Siria

· Esclusa la città di Aleppo ·

Damasco, 30. È entrata in vigore nella notte la tregua parziale su due fronti in Siria: è il frutto dell’intesa concordata da Stati Uniti e Russia e annunciata dal Governo di Damasco.

Il “regime di calma”, come lo ha definito l’esercito siriano, è entrato in vigore un’ora dopo la mezzanotte. Riguarda la provincia di Latakia, roccaforte delle forze governative sulla costa mediterranea, e Ghouta orientale, il quartiere ribelle alle porte di Damasco. Rimane escluso dalla tregua il focolaio più caldo, la città di Aleppo. Secondo l’esercito siriano, la cessazione delle ostilità avrà una durata di 24 ore a Ghouta, e 72 ore a Latakia. Come riporta l’emittente Bbc, l’esercito siriano ha spiegato che l’obiettivo è impedire ai ribelli di avanzare pretesti per colpire obiettivi civili o per violare la tregua.

Il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, ha detto che Mosca è disposta a «cooperare con Washington» per ridare fiato a un processo negoziale che sembra essersi ormai incagliato sull’ostacolo principale: il destino del presidente Bashar Al Assad, con le opposizioni che insistono sulla sua uscita di scena e il Governo che continua a opporsi fermamente.

Dal canto suo, il portavoce dell’Onu, Stéphane Dujarric, ha affermato ieri sera che «negli ultimi giorni abbiamo assistito a un aumento estremamente preoccupante delle violenze in Siria, e la cessazione delle ostilità è decisamente precaria». «Aspettiamo — ha aggiunto Dujarric — che il gruppo internazionale di supporto per la Siria, di cui fanno parte Stati Uniti e Russia, porti una rinnovata calma».

Nel frattempo, però «il cielo sopra Aleppo sta crollando»: così Muskilda Zancada, responsabile di Medici senza frontiere per la Siria, ha descritto la situazione nella città del nord del Paese inghiottita da un vortice di violenza. La situazione per la popolazione dell’ex capitale economica della Siria è sempre più insostenibile. Mancano acqua potabile e corrente elettrica e i civili continuano a morire a decine sotto bombardamenti che non risparmiano ospedali e moschee e che rischiano di spezzare il tenue filo dei negoziati per trovare una soluzione al conflitto.

È intanto salito a cinquanta il numero degli uccisi, tra i quali sei membri dello staff, nei raid che ad Aleppo hanno colpito giovedì l’ospedale Al Quds. Mentre un centro medico è stato bombardato ieri in un’altra area sotto il controllo dei ribelli, Bustan Al Qasr. Fonti degli attivisti citate dalla televisione Al Jazeera hanno detto che diverse persone sono state ferite, tra le quali due membri del personale.

Questa nuova esplosione di violenza in Siria ha causato almeno 230 morti negli ultimi otto giorni, ma il bilancio sembra destinato ad aggravarsi perché corpi senza vita continuano a essere estratti dalle macerie degli edifici colpiti in tante aree della città. Il ministero degli Esteri di Mosca ha reso noto che anche il consolato generale russo è stato colpito ieri da un proiettile di mortaio che non ha provocato feriti, e ha addossato la responsabilità dell’attacco al Fronte Al Nusra, la branca siriana di Al Qaeda.

E, infine, almeno 24 persone sono morte e una quarantina sono rimaste ferite in un attentato compiuto contro gli sciiti alla periferia orientale di Baghdad. L’attentato, hanno reso noto questa mattina fonti della sicurezza irachena, è avvenuto nella zona di Al Nahrauan. La bomba è esplosa su una strada percorsa dai pellegrini che si recano alla tomba di Moussa Al Kazim, uno dei santuari sciiti più frequentati.

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