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Tregua difficile in Siria

·  Proseguono i combattimenti mentre l’Arabia Saudita si prepara a inviare truppe di terra ·

Tregua difficile in Siria. A poco più di ventiquattro ore dal raggiungimento dell’intesa sul cessate il fuoco, l’accordo sembra scricchiolare. «Riconquisteremo tutta la Siria, ci vorrà tempo, ma continuiamo a combattere» ha dichiarato ieri, in un’intervista alla France Presse, il presidente siriano, Bashar Al Assad. 

Bambini tra le macerie della loro casa ad Aleppo (Ap)

Questi ha dichiarato di sostenere i negoziati per una soluzione diplomatica del conflitto in corso, ma ha ribadito che non fermerà la guerra al terrorismo. «Noi crediamo fermamente nei negoziati; tuttavia, anche se negoziamo, non significa che fermiamo la lotta al terrorismo» ha detto Assad. E di «momento difficile» ha parlato anche l’Alto rappresentante Ue per la politica estera e di sicurezza comune, Federica Mogherini, a margine della conferenza internazionale sulla sicurezza a Monaco. Difficoltà dimostrate anche dal fatto che l’opposizione siriana ha rifiutato con forza la proposta del cessate il fuoco. E questo mentre Mosca ha fatto sapere che andrà comunque avanti con i raid contro i jihadisti del cosiddetto Stato islamico (Is). Anche il Pentagono ha dichiarato che l’accordo non riguarda né le operazioni contro Al Qaeda né quelle contro le postazioni dell’Is. Il conflitto non si ferma, dunque, nonostante il pressing diplomatico. È di quasi mezzo milione di siriani uccisi il bilancio di cinque anni di violenze in Siria, circa il doppio di quanto documentato un anno e mezzo fa dall’Onu.

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