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Tregua di 72 ore
in tutta la Siria

· Annunciata dall’esercito governativo in coincidenza con la fine del ramadan ·

L’esercito governativo siriano ha annunciato una cessazione delle ostilità in tutto il Paese per 72 ore. La tregua scatterà dunque nelle prossime ore (l’una locale) per concludersi alla mezzanotte di venerdì, in coincidenza con le festività per la fine del mese di ramadan. Nel comunicato dello Stato maggiore delle forze armate siriane si legge che l’avvio del «regime di calma» riguarderà «tutta la Siria».

Non è chiaro se questa tregua sia stata concordata con le forze che si oppongono al regime siriano e ai suoi alleati russi. Non è nemmeno chiaro, al momento, se la tregua si estenderà anche alle zone dove governativi e ribelli combattono contro il cosiddetto Stato islamico (Is). Intanto, fonti diplomatiche vicine alle Nazioni Unite hanno riferito ieri che i colloqui di pace intersiriani a Ginevra riprenderanno entro la fine del mese. Tutte le parti in causa — ribelli, Governo siriano e mediatori internazionali — hanno «serie intenzioni» di convocare un nuovo round di negoziati per raggiungere quanto prima l’obiettivo di un Governo di unità nazionale. Sulla carta — almeno in base a quanto riferiscono le fonti — saranno presenti i delegati di tutte le parti.

Lo scorso novembre i mediatori internazionali avevano annunciato un’agenda temporale per il processo politico e negoziale in Siria che prevedeva il varo di una nuova costituzione entro agosto. La Road map era stata poi approvata con la risoluzione 2245 del Consiglio di sicurezza. Tuttavia, i due round di negoziati successivi non avevano sortito alcun risultato. I ribelli avevano quindi deciso di sospendere la loro partecipazione al dialogo il 27 aprile scorso a causa del perdurare delle violenze e degli attacchi da parte dei governativi. I punti nodali delle trattative riguardano non solo la formazione del nuovo Governo siriano di unità nazionale, ma anche i membri dell’assemblea che dovrebbe redigere la nuova Carta. Sul tavolo anche le questioni relative ai prigionieri politici, all’accesso degli aiuti umanitari nelle zone dilaniate dal conflitto e al futuro politico del presidente Assad.

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