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Tre in una

Con decreto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti del 3 giugno 2016 la celebrazione di Maria Maddalena è stata elevata al grado di festa nel Calendario romano e, data la peculiarità della santa, è stata arricchita di un prefazio proprio da inserire nel Missale Romanum al 22 luglio.

Se in questo giorno, dal x secolo, si venerava a Costantinopoli “santa Maria Maddalena la mirofora”, la tradizione occidentale, seguendo l’interpretazione di san Gregorio Magno, aveva generalmente unito nella medesima persona sia Maria di Madgala, sia la peccatrice perdonata, sia Maria di Betania, sorella di Marta e di Lazzaro. E così si cominciò a commemorarla liturgicamente in occidente il 22 luglio: a Roma dall’xi secolo, attestandosi ovunque nel secolo successivo. Si conoscono alcuni prefazi medievali, di area ispanica, ambrosiana e franca, che declinano il ricordo di santa Maria Maddalena alla luce delle tre donne evangeliche (cfr. Corpus praefationum, Corpus Christianorum 161, nn. 164, 609, 1154, 1281, 1573, 1585). Fu la riforma dei libri liturgici dopo il concilio Vaticano II a riservare al 22 luglio la memoria solo di Maria di Magdala, rivedendo letture, orazioni e antifone della messa e dell’ufficio.

«Maria Maddalena e gli apostoli»  (XII secolo, Salterio di Sant’Albano)

Un prefazio in onore della Maddalena, che unifica le tre figure, è attestato dalla tradizione ambrosiana (cfr. Corpus praefationum, n. 609), dove fino alla riforma postconciliare figurava nel Missale Ambrosianum al 22 luglio, insieme alla prescrizione della recita del Credo durante la messa, così spiegata dallo Schuster: «I Greci donano a Maria di Magdala il titolo glorioso di isapóstolos, perché essa fu la prima che annunziò al mondo, anzi agli Apostoli stessi, la risurrezione del Signore. Per questo nell’odierna messa si recita il Credo» (Liber sacramentorum, VIII, Torino 1927, p. 94). L’odierno Missale Ambrosianum (Mediolani 1981, n. 349/6, p. 681) ha mutato il testo del prefazio, per armonizzarlo con il ricordo soltanto di Maria di Magdala.

Anche il nuovo prefazio nel Missale Romanum si inquadra nell’attuale fisionomia della festa, rischiarata dal vangelo di Giovanni (20, 1-2.11-18, mentre il Missale del 1962 indica il brano della peccatrice perdonata del vangelo di Luca, 7, 36-50). Si ascolta infatti oggi il racconto dell’apparizione del risorto e del suo progressivo svelarsi a Maria di Magdala, investita dal preciso mandato di andare ad annunciare agli apostoli il mistero da lei sperimentato. Ecco il testo: «Vere dignum et iustum est, aequum et salutare, nos te, Pater omnipotens, cuius non minor est misericordia quam potestas, in omnibus praedicare per Christum Dominum nostrum. Qui in horto manifestus apparuit Mariae Magdalenae, quippe quae eum dilexerat viventem, in cruce viderat morientem, quaesierat in sepulcro iacentem, ac prima adoraverat a mortuis resurgentem, et eam apostolatus officio coram apostolis honoravit ut bonum novae vitae nuntium ad mundi fines perveniret. Unde et nos, Domine, cum angelis et sanctis universis tibi confitemur, in exsultatione dicentes: Sanctus» (nella traduzione della Conferenza episcopale italiana: «È veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, proclamare sempre la tua gloria, o Padre, mirabile nella misericordia non meno che nella potenza, per Cristo Signore nostro. Nel giardino egli si manifestò apertamente a Maria di Magdala, che lo aveva seguito con amore nella sua vita terrena, lo vide morire sulla croce e, dopo averlo cercato nel sepolcro, per prima lo adorò risorto dai morti; a lei diede l’onore di essere apostola per gli stessi apostoli, perché la buona notizia della vita nuova giungesse ai confini della terra. E noi, uniti agli angeli e a tutti i santi, cantiamo con gioia l’inno della tua lode: Santo»).

Nel protocollo iniziale è innestata la bella espressione che loda il Padre onnipotente, «cuius non minor est misericordia quam potestas», attinta al Missale Gothicum (secondo il codice vaticano Reginense latino 317 edito da Leo Cunibert Mohlberg, Roma 1961, n. 70, p. 21). Il corpo del prefazio fissa quindi l’attenzione su due azioni di Cristo: «apparuit Mariae Magdalenae (...) et honoravit eam apostolatus officio». Si dice, anzitutto, che dopo essere stato preso per chi non è, Cristo si manifesta chiaramente a Maria nel giardino presso il sepolcro vuoto, portandola a far memoria del passato alla luce dell’esperienza presente, riassunta in quattro verbi — dilexerat, viderat, quaesierat, adoraverat — aventi per oggetto colui che aveva amato da vivo, visto morire in croce, cercato ormai deposto nel sepolcro, e ora adorato risorto dai morti. Non sfugge la scansione rimata dei riferimenti viventem, morientem, iacentem, resurgentem. La fonte di tale sequenza, con l’aggiunta nuova dell’ultimo termine, è un passaggio del De vita beatae Mariae Magdalenae, attribuito a Rabano Mauro ma databile al XII secolo — unisce in una le tre Marie e si ritrova nel Migne — dove così si descrive lo sguardo credente della Maddalena: «crediditque indubitanter, quem videbat Christum filium Dei, verum esse Deum, quem dilexerat viventem; vere a mortuis resurrexisse, quem viderat morientem; vere Deo Patri esse aequalem, quem quaesierat in sepulcro iacentem» (pl 112, 1474).

Il fatto che Maria fu la prima a vedere il Risorto è testimoniato dal vangelo di Giovanni. Il dato non è sfuggito alla tradizione liturgica: lo ricordano i citati prefazi («primum se beatae Mariae Magdalenae vivum exhibuit», n. 1154, e «quem prima resurrexisse nuntiavit a mortuis Iesum Cristum Dominum nostrum», n. 1585), l’inno alle Lodi nella liturgia delle Ore del 22 luglio («tu prima vivi ab inferis es testis atque nunzia») e lo richiama Giovanni Paolo II (cfr. Mulieris dignitatem, n. 16).

Proprio questo apostolatus officium ricevuto dal Signore stesso le valse, infatti, di essere chiamata apostolorum apostola anche da san Tommaso d’Aquino (Super evangelium Iohannis reportatio, c. XX, l. III, n. 2519), eloquente appellativo che figura come titolo del nuovo prefazio. Lo stesso pseudo Rabano Mauro, osservava che il Salvatore «ascensionis suae eam ad apostolos instituit apostolam, digna mercede gratiae et gloriae, primoque et praecipue honoris privilegio, digne pro meritis omnium ministrarum suarum remunerans signiferam, quam ante modicum instituerat resurrectionis evangelistam, et ait illi: Vade ad fratres meos, et dic eis» (pl 112, 1474).In secondo luogo, il prefazio dice che il Cristo «eam apostolatus officio coram apostolis honoravit». Pure questa espressione è debitrice di un passaggio della citata Vita attribuita a Rabano Mauro, in cui si legge che Maria «apostolatus officio quo honorata fuit fungi non distulit» (pl 112, 1475). Se furono gli apostoli a far sì che «bonum novae vitae nuntium ad mundi fines perveniret», fu Maria a recare a essi il Vangelo del vivente, come ricorda san Gregorio Magno nelle omelie sui vangeli (XXV): «Tantumque apud eum locum gratiae invenit, ut hunc ipsis quoque apostolis, eius videlicet nuntiis, ipsa nuntiaret».

Infine, nel ricordare che il Cristo «inhorto manifestus apparuit Mariae Magdalenae», il prefazio evoca, per contrasto, il giardino paradisiaco in cui Eva fu foriera di morte. Tale nesso non sfuggì a Gregorio Magno, che nelle omelie sui vangeli (XXV) al riguardo ha osservato: «Ecce humani generis culpa ibi absciditur unde processit. Quia in paradiso mulier viro propinavit mortem, a sepulcro mulier viris annuntiat vitam, et dicta sui vivificatoris narrat, quae mortiferi serpentis verba narraverat. Ac si humano generi non verbis Dominus, sed rebus dicat: De qua manu vobis illatus est potus mortis, de ipsa suscipite poculum vitae». Il protocollo finale è ripreso dalla praefatio ii de sanctis del Missale Romanum.

di Arthur Roche, Arcivescovo segretario della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti

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