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Tre sfide

· Bilancio e prospettive del dialogo tra le religioni ·

Nell’anno appena trascorso il Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso ha dovuto svolgere la sua missione in un contesto ancora più travagliato e drammatico. Penso agli attentati di Parigi, di gennaio e novembre scorsi, senza peraltro dimenticare altri atti terroristici compiuti nel mondo quasi ogni giorno.

Joshua Koffman, «Synagoga and Ecclesia in Our Time» (2015, scultura realizzata  per il cinquantesimo anniversario della  «Nostra aetate»)

Non si può negare che tale situazione rischi di pregiudicare la credibilità del dialogo tra le religioni. Ma direi che più si complica la situazione generale e diminuisce l’ottimismo, più s’impone il dialogo — da continuare o da iniziare — perché a questo non c’è alternativa.

Nonostante tutto, il nostro dicastero ha potuto raccogliere, anche quest’anno, una serie di risultati incoraggianti. Ne ricordo alcuni fra gli altri. A cominciare dalla traduzione in lingua “farsi” del Catechismo della Chiesa cattolica, realizzata dall’Università delle religioni e denominazioni di Qom e presentata in gennaio presso la Pontificia università Gregoriana. Durante il 2015 si è svolta anche la riunione con il Royal Institute for Inter-Faith Studies, di Amman, in Giordania, per preparare il quarto colloquio che avrà luogo a Roma, nel maggio 2016. E si è lavorato in vista del quarto Christian-Muslim Summit, con la partecipazione di cattolici ed episcopaliani, per la parte cristiana, e di sunniti e sciiti, per la parte musulmana. Tale importante evento avrà luogo nel dicembre 2016, a Teheran. All’inizio di questo nuovo anno, precisamente nel mese di febbraio, si terrà invece la riunione preparatoria del decimo colloquio con i partner del Center for Interreligious Dialogue, che fa capo all’Islamic Culture and Relations Organization (Icro), con sede a Teheran. L’incontro doveva svolgersi a Roma nel novembre 2015, ma, per motivi pratici, è stato rinviato di qualche mese.

di Jean-Louis Tauran

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26 agosto 2019

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