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Tre pilastri
per la pace

· ​Presentato a Bruxelles un documento della Comece ·

Il primo compito di un’autentica politica di pace europea deve consistere nella prevenzione e nella trasformazione dei conflitti violenti con gli strumenti della giustizia, senza trascurare la dimensione del progetto di integrazione europea in materia di sicurezza e di difesa comuni. Parallelamente agli sforzi da compiere per creare le condizioni di un disarmo anche nucleare in Europa e nel mondo. È questo l’orientamento di fondo del documento: “Promuovere la pace nel mondo, vocazione dell’Europa”, che i vescovi della Commissione delle conferenze episcopali della Comunità europea (Comece) hanno presentato martedì a Bruxelles «per aiutare i politici nell’elaborazione delle raccomandazioni finali in materia di pace e di sicurezza» che sono all’ordine del giorno del Consiglio europeo di fine giugno.
La nuova strategia globale in materia di politica estera e sicurezza non potrà prescindere dal fatto che l’Unione europea è un progetto di pace: per «essere all’altezza della sua vocazione — sostengono i presuli — essa deve rafforzare i legami tra strumenti di politica interna ed estera e raggiungere maggiore coerenza e omogeneità, coordinando orientamenti politici e risorse economiche». Secondo i vescovi della Comece «la politica europea deve prevenire e consolidare la pace trasformando i germi di un conflitto potenzialmente violento in un confronto sostenibile», evitando il ricorso alla forza. Nel caso del fondamentalismo, è necessario «tagliare i flussi finanziari internazionali destinati a fini terroristici», migliorare informazione e cooperazione tra i 28 membri e i Paesi terzi, «affrontare le radici sociali, politiche e religiose della radicalizzazione, soprattutto tra i giovani», sostenere il ruolo dei capi religiosi.

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15 ottobre 2019

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