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Tre Nobel contro le violenze sui rohingya

· Ebadi, Karman e Maguire chiedono l’intervento di Suu Kyi ·

Rohingya in fuga dalle violenze in Myanmar (Ap)

Tre donne insignite del premio Nobel per la pace hanno chiesto ad Aung San Suu Kyi, ministro degli esteri e consigliere di stato del Myanmar, e all’esercito del paese asiatico di porre fine al «genocidio dei musulmani rohingya». Le tre premio Nobel — l’iraniana Shirin Ebadi, la nordirlandese Mairead Maguire, e la yemenita Tawakkol Karman — hanno tenuto ieri una conferenza stampa a Dacca, dopo avere visitato i campi profughi rohingya di Cox’s Bazar, nel Bangladesh meridionale. Dure critiche sono state espresse nei confronti delle autorità locali. «Suu Kyi, tacendo al mondo, rischia di essere complice di questi crimini» hanno dichiarato le premio Nobel.

Dal 25 agosto scorso, secondo l’Onu, oltre 700.000 persone sono scappate in Bangladesh dopo una vasta offensiva dell’esercito del Myanmar contro sospetti militanti di un gruppo ribelle rohingya nello stato settentrionale di Rakhine. La disperata fuga innescata dalle violenze, denunciate dall’Onu come una operazione di «pulizia etnica ai danni della minoranza musulmana», ha fatto di Cox’s Bazar il campo profughi più grande al mondo, dove centinaia di migliaia di persone vivono in condizioni estreme, senza servizi igienici né cure mediche adeguate. «Dobbiamo contrastare la tortura, lo stupro e le uccisioni di membri della nostra comunità umana, come nel caso dei rohingya», ha detto Maguire, premio Nobel nel 1976. «Non possiamo rimanere in silenzio, il silenzio è complicità», ha aggiunto, annunciando insieme a Ebadi e Karman l’intenzione di portare il governo del Myanmar davanti al Tribunale penale internazionale dell’Aja.

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