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Tre motivi per conoscere il vicequestore Vanina

· Nel romanzo di Cristina Cassar Scalia ·

Mentre una nube densa di cenere incombe dall’Etna sulla città, un piccolo capolavoro prende vita tra le mani di Cristina Cassar Scalia, medico oftalmologo siciliano alle prese con la scrittura. È l’entrata in scena del vicequestore Giovanna Guarrasi, detta Vanina, protagonista del romanzo giallo Sabbia nera (Milano, Einaudi, 2018, pagine 400, euro 19), che ha molti meriti. 

Particolare dalla copertina di «Sabbia nera»

Innanzitutto quello di dar vita a un personaggio femminile sfaccettato, la trentanovenne palermitana Vanina giunta alla Mobile di Catania, donna testarda e vitale, tormentata dall'omicidio del padre e dalla fine di una relazione difficile, appassionata di vecchi film e della buona tavola, che si muove tra emancipazione e aspettative, sogni e carriera, dolori e promesse. Potremmo definirla la bella versione italiana della Hanne Wilhelmsen di Anne Holt: due investigatrici calate in un complicato quotidiano, sia lavorativo che personale, uscite dalla penna di due romanziere. E se la Norvegia non è la Sicilia, una donna stretta tra difficoltà esistenziali di varia natura presenta comunque analogie che trascendono latitudini e contesti sociali.
Sabbia nera — che inizia con il ritrovamento di un corpo femminile ormai mummificato nell’ala abbandonata di una villa signorile — ha anche il merito di offrire uno spaccato sulla società italiana post legge Merlin. Indagando sulle antiche vicende di una rinomata casa di appuntamenti degli anni cinquanta, il romanzo tratteggia un momento delicato e importante della storia del paese, quando la legge 75/1958, voluta con forza dalla senatrice socialista, pose fine al regime di semischiavitù legalizzata, chiudendo le cosiddette case di tolleranza e introducendo i reati di sfruttamento, induzione e favoreggiamento della prostituzione.
Il romanzo di Cristina Cassar Scalia è però anche un meraviglioso canto d’amore per la Sicilia, colta nella profonda bellezza e unicità delle sue incredibili luci e delle sue spaventose ombre. Un canto che, tra l’altro, mette in scena — con eleganza e stile — l’affascinante, eterno e mai (speriamo) sopito duello senz’armi tra Palermo e Catania. Tra le arancine e gli arancini, alternativa che sottintende mondi differenti ma complementari. La Sicilia, appunto.

di Giulia Galeotti

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21 marzo 2019

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