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Una lunga catena di morte

· ​Oltre duecento migranti annegano nel Canale di Sicilia dopo avere subito le brutalità dei trafficanti ·

Papa Francesco assicura preghiera e solidarietà per le vittime

Non conosce tregua la lunga catena di morte legata all’immigrazione nel Mediterraneo. Domenica scorsa, oltre al primo barcone soccorso con a bordo 105 immigrati, ventinove dei quali morti assiderati, c’erano altri due gommoni in balia delle onde. 

Secondo le testimonianze dei superstiti, i morti annegati sarebbero almeno duecento. E l’Onu ha confermato: 232 le vittime, tra le quali soprattutto donne e bambini. Altre testimonianze fanno poi emergere l’ipotesi di un quarto barcone scomparso, anch’esso con un centinaio di persone a bordo. Se così fosse, le vittime sarebbero molte di più, oltre quattrocento. E ancora una volta, di fronte a queste tragiche notizie, Papa Francesco è tornato a lanciare un appello per fermare le quotidiane stragi nel Mediterraneo. Nell’udienza generale di oggi il Papa ha detto di seguire «con preoccupazione le notizie giunte da Lampedusa, dove si contano altri morti tra gli immigrati a causa del freddo lungo la traversata del Mediterraneo». Le testimonianze raccolte dagli operatori umanitari e riportate dalla stampa bastano a tracciare un quadro chiaro della tragedia. «Non volevamo partire, c’era brutto tempo; ma i trafficanti ci hanno costretti sotto la minaccia delle armi e non avevamo altra scelta» dicono alcuni superstiti, ancora sotto shock. «Siamo partiti a bordo di quattro gommoni in 460, ma uno dei gommoni, durante la traversata, è affondato e sono morti tutti. Tra loro c’erano anche tre bambini. 

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17 ottobre 2019

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