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Case
della vita

· I cattolici romani che salvarono gli ebrei ·

Il Collegio San Giuseppe di Roma

Sono residenze, ville, appartamenti modesti, o conventi, canoniche, seminari, istituti religiosi, che da più di settant’anni custodiscono segreti. In molti casi la gente vi passa accanto ignara. Eppure in questi edifici, nei loro sottotetti e ripostigli, nelle loro aule e cantine, nei loro meandri più nascosti, non pochi ebrei trovarono la salvezza. Accadeva nell’Italia sotto occupazione tedesca, ai tempi della persecuzione razziale. Per non dimenticare il significato di questi rifugi, spesso aperti da uomini e donne di chiesa ai “fratelli maggiori”, si rinnovano gesti che recuperano tasselli di storie, liberano memorie individuali e collettive, trasformano pietre in simboli. Non si tratta solo di collocare targhe in questo o quel luogo rinnovando gratitudine, ma, ancor prima, di ricordare fiammelle accese da Giusti — riconosciuti come tali, o ancora anonimi — nel tempo delle tenebre. Questo il senso dell’inaugurazione della targa commemorativa e del riconoscimento di «Casa di vita» al Collegio San Giuseppe — Istituto De Merode, a Roma, in onore dell’allora direttore Sigismondo Ugo Barbano e della Comunità dei fratelli delle scuole cristiane, che, durante la seconda guerra mondiale, nascosero una quarantina di perseguitati dai nazifascisti. La cerimonia si svolgerà martedì 14 febbraio al Centro congressi di piazza di Spagna, ed è solo la più recente fra le molte già promosse dall’International Raul Wallenberg Foundation, presieduta da Eduardo Eurnekian e fondata da Baruch Tenenbaum, a continuazione di una delle sue ultime iniziative. Si tratta del progetto House of Life che ha già visto “onorare” in diverse città italiane e non solo, alcuni edifici e comunità. Ad esempio, a Roma, lo stabile della Curia generale dei cappuccini, a ricordo del coraggio di padre Maria Benedetto; oppure il monastero dell’ordine del Santissimo Salvatore di Santa Brigida, in memoria di madre Maria Elisabetta Hesselblad. O, ancora, il convento di Nostra Signora di Sion dove, durante l’occupazione nella capitale, due suore Maria Augustina (Virginia Badetti) e Maria Agnese (Emilia Benedetti) si prodigarono per salvare la vita, dopo averle accolte, a un centinaio di persone, tra ebrei, disertori e partigiani, antifascisti. Lì, nel 1943, le suore, per non essere perseguite dalle ss appesero fuori dall’edificio un cartello con la scritta «zona extraterritoriale», e, in ogni caso, in quel periodo, a ogni suono del campanello del cancello esterno, seguiva il tocco di una seconda campana all’interno che faceva sparire tutti (espediente assai diffuso in altre case religiose): tra gli italiani accolti nel rifugio di via Garibaldi 28 vi furono i Modigliani, i Tagliacozzo, Ferruccio Sonnino, Emma ed Elisa Alatri, Renata Di Cori, Leone ed Elio Di Cori, Pietro Gayà. Tra gli ebrei stranieri: Ruth Musafia (poi Weiss) e lo zio Sasha Konforty, fuggiti da Zagabria. Altre “case di vita” già riconosciute sono il convento delle suore serve di Maria Santissima addolorata, a Firenze; o la chiesa e la casa parrocchiale di San Pietro in Cellis di Terzone, a Leonessa; o il collegio Villa Mondragone, a Frascati dove, all’epoca dei fatti, era rettore il gesuita Raffaele de Ghantuz Cubbe, vicepresidente della Pontificia opera di assistenza. Ora il riconoscimento della fondazione non governativa, intitolata al diplomatico svedese che salvò migliaia di ebrei e che sviluppa programmi educativi basati sui valori della solidarietà e del coraggio dei Giusti, va al Collegio San Giuseppe — Istituto De Merode, distintosi, come altre scuole cattoliche romane, per aver nascosto tra i suoi studenti e docenti una quarantina di persone tra ebrei, ufficiali antifascisti e monarchici legati al colonnello Giuseppe di Montezemolo, poi ucciso alle Fosse Ardeatine. Una vicenda, questa, raccontata da Dennis Walters, che a quindici anni traduceva i piani della resistenza romana destinati agli angloamericani, fingendosi allievo proprio del De Merode, nel libro Not always with the pack ripubblicato in Italia con il titolo diverso Benedetti Italiani, Benedetti Inglesi (Milano, Ponte alle Grazie, 1991, pagine 175, euro 24,90). Al fine di coinvolgere le giovani generazioni nel progetto «Case di vita», International Raul Wallenberg Foundation ha intrapreso nuove collaborazioni con l’università Lumsa, la comunità ebraica romana e «Progetto Memoria». Se è vero che l’iniziativa ha un respiro internazionale «una buona parte della ricerca è concentrata ora su Roma e il Lazio per un solo motivo — afferma una coordinatrice del progetto — e cioé il gran numero di “salvati” che trovarono riparo nelle “case”».

di Marco Roncalli

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