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Oltre novanta morti in Myanmar

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Un gruppo di rohingya alla frontiera con il Bangladesh (Ap)

Oltre novanta morti e centinaia di feriti. Cresce la tensione nello stato del Rakhine dove da almeno una settimana si registrano pesanti scontri tra esercito e i miliziani dell’esercito Arakan per la salvezza dei rohingya (Arsa), un nuovo gruppo armato che difende la minoranza musulmana. Migliaia di rohingya stanno cercando di attraversare il confine e recarsi in Bangladesh, ma vengono respinti dalle guardie di frontiera. Le notizie si fanno di ora in ora sempre più allarmanti. Un giornalista della France Presse, che si trova sul posto, ha detto che questa notte i militari hanno utilizzato mortai e mitragliatrici contro civili rohingya. Un racconto confermato anche dalle guardie di frontiera del Bangladesh. «Hanno sparato su donne e bambini che avevano trovato riparo dietro le colline vicino alla linea di confine, e lo hanno fatto improvvisamente con mortai e mitragliatrici senza avvisare» hanno raccontato le guardie. Poche ore prima un migliaio di miliziani dell’Arsa aveva lanciato un’offensiva contro postazioni dell'esercito. Il governo birmano ha confermato l’attacco senza tuttavia mai nominare i ribelli, che vengono definiti generalmente “militanti bengalesi”. L’azione è stata rivendicata dall’Arsa, che ha detto di voler vendicare l’ulteriore giro di vite imposto «al popolo più perseguitato del mondo» dopo gli attacchi di ottobre.

Il consigliere di stato Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace, ha accusato oggi i ribelli rohingya di utilizzare i bambini-soldato per le loro atrocità. «I terroristi hanno combattuto le forze di sicurezza utilizzando i bambini sulla linea del fronte» ha dichiarato San Suu Kyi. Secondo le autorità, i bambini dei villaggi locali sono equipaggiati soprattutto con coltelli, l’arma principale degli attacchi. Nel Rakhine i rohingya sono circa un milione su una popolazione di tre milioni di persone, a maggioranza buddista. Oltre 140.000 rohingya vivono in campi profughi in condizioni precarie, senza i servizi di base. Non possono abbandonare questi campi senza il permesso del governo del Myanmar, che tuttavia li considera immigrati irregolari e quindi privi di qualsiasi diritto.

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