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Cento morti
in due giorni

· Ancora bombardamenti su Aleppo ·

I combattimenti in Siria non conoscono tregua: l’ultimo bilancio parla di almeno cinquanta civili uccisi durante i bombardamenti nell’area di Aleppo, precisamente sui quartieri orientali controllati da ribelli e formazioni jihadiste. Molte fonti parlano addirittura di oltre cento morti negli ultimi due giorni. Ieri un attentato ha causato la morte di almeno 25 persone nella città di Azaz, presidiata dai ribelli nella provincia di Aleppo. Numeri impressionanti, che disegnano i contorni di una tragedia senza fine. 

Bambini ad Aleppo raccolgono legna da ardere (Reuters)

Le conseguenze umanitarie sono terribili. Ieri Oxfam, Syrian American Medical Society e Big Heart Foundation hanno lanciato un appello urgente «per una completa cessazione del conflitto, la fine delle incursioni aeree e dei bombardamenti indiscriminati, la revoca dell’assedio su Aleppo est per consentire ai civili di trasferirsi in sicurezza e agli aiuti di poter entrare». Secondo le tre organizzazioni, oltre 250.000 persone sono intrappolate nella città e si apprestano ad affrontare l’inverno con scorte di cibo e acqua in esaurimento e strutture sanitarie ormai al collasso.
Dall’inizio dell’offensiva — informano le organizzazioni — la popolazione ha avuto un accesso intermittente all’acqua pulita attraverso la rete pubblica, potendo contare unicamente su rifornimenti da pozzi e camion, con il rischio di bere e usare acqua sporca e contaminata. Attraversando le zone di conflitto da Aleppo ovest (controllata dal governo) ad Aleppo est (sotto il controllo delle forze di opposizione), Oxfam è riuscita ieri a installare un secondo generatore nella principale stazione idrica della città, Suleiman Al Halabi, garantendo così acqua pulita. «I due generatori che abbiamo fornito alla stazione servono a garantire sufficiente acqua pulita a due milioni di abitanti di Aleppo, ma i rifornimenti di cibo e forniture mediche restano bloccati» ha detto Riccardo Sansone, coordinatore umanitario di Oxfam Italia. «Fornire acqua pulita alla popolazione è essenziale, ma se non riusciamo a risolvere l’emergenza data dalla carenza di cibo, può diventare paradossalmente quasi secondario anche proteggere i civili dagli attacchi aerei indiscriminati che si stanno susseguendo» ha spiegato Sansone. Dalla fine di luglio, nessun convoglio di aiuti ha potuto raggiungere Aleppo est. L’Onu, lo scorso 10 novembre, ha annunciato l’esaurimento imminente delle scorte alimentari. «Dal primo ottobre, abbiamo distribuito razioni di cibo a 22.180 famiglie ad Aleppo est; dureranno solo sino alla fine del mese» hanno detto alle agenzie altri funzionari delle organizzazioni. Sul piano sanitario, ci sono soltanto 29 medici nell’area: molti bambini non vengono nemmeno vaccinati. 

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