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Tragedia
nelle acque libiche

· ​Ritrovati in mare dodici cadaveri di migranti diretti in Europa ·

Fine settimana segnato ancora una volta dal sangue dei migranti. La Guardia costiera libica ha annunciato ieri che dodici cadaveri sono stati rinvenuti lungo la costa di Garabulli, quasi 75 chilometri a est della capitale Tripoli. «Si tratta di migranti che si stavano dirigendo verso l’isola di Lampedusa» ha detto l’ufficiale della Guardia costiera libica, Abdullatif Al Munir, spiegando che il naufragio è avvenuto alcuni giorni fa.

Barcone di migranti accolto  da volontari  sull’isola greca di Lesbo (Ap)

Resta alta, intanto, la tensione nel campo profughi di Idomeni, al confine tra Grecia ed ex Repubblica jugoslava di Macedonia, dove ieri sono giunti venti autobus che dovrebbero iniziare a trasferire i migranti (circa 12.000) da settimane accampati al confine nella speranza di una prossima riapertura della rotta balcanica verso il nord Europa. All’arrivo degli autobus molti migranti hanno inscenato proteste: hanno detto di non volersi trasferire in nuovi campi, temendo di essere rispediti indietro, verso le coste turche. Secondo i media greci, i bus — uno solo sarebbe riuscito a partire carico — dovrebbero trasferire circa mille persone nei campi attrezzati di Pieria (a sud di Salonicco) e Imathia (a est della stessa città).
A Idomeni le proteste di migranti e rifugiati sono all’ordine del giorno dopo il raggiungimento dell’intesa tra Unione europea e Ankara che prevede il ricollocamento in Turchia di profughi giunti irregolarmente nel vecchio continente, mentre Bruxelles si è impegnata ad accogliere nuovi migranti regolarmente residenti in territorio turco, secondo il rapporto di uno a uno.
Stando al Governo di Atene, sono poco meno di 50.000 i migranti e i rifugiati attualmente in territorio greco, la maggior parte dei quali — quasi 14.000 — in vari centri nella regione della capitale. Sulle isole del Dodecaneso ci sono attualmente 4.680 persone, oltre la metà delle quali a Lesbo.

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23 maggio 2019

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