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Tragedia europea

· Ventinove migranti morti per ipotermia durante la traversata del Canale di Sicilia ·

Bruxelles promette maggior impegno nella lotta ai trafficanti

«È in corso il dramma. La nostra lotta contro i trafficanti continua in modo costante e coordinato. Deve essere fatto di più». Le parole del commissario Ue all'Immigrazione, Dimitris Avramopoulos, suonano come un’amara, inevitabile presa di coscienza, a meno di ventiquattro ore dall’ennesima tragedia dell’immigrazione nel Mediterraneo: ventinove migranti sono morti per ipotermia durante un viaggio attraverso il Canale di Sicilia. 

«Ogni vita perduta è una di troppo» ha aggiunto Avramopoulos, promettendo un rinnovato impegno dell’Unione e del dispositivo Triton per il controllo delle frontiere. Il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana e arcivescovo di Genova, ha dichiarato questa mattina che, di fronte a queste tragedie, «l’Europa sta a guardare». Fino a quando «l’Europa guarda dalle altre parti e fa finta di non capire che l’Italia è veramente la porta dell’Europa e che ciò che accade in Italia appartiene a tutti, le cose andranno avanti così, con queste tragedie del mare». E appunto, l’ennesima tragedia del mare si è consumata ieri pomeriggio, quando un segnale di allarme è stato lanciato da un’imbarcazione alla deriva al largo delle coste libiche. Nel momento in cui sono arrivati i soccorsi, sette migranti erano già morti per ipotermia. Gli altri ventidue sono deceduti durante il trasporto sulle motovedette della Guardia costiera italiana. I soccorritori hanno parlato di evidenti sintomi di assideramento.

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21 maggio 2019

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