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Uccisi quindici migranti in fuga

· Erano evasi da una prigione clandestina in Libia ·

Nuovo dramma legato all’immigrazione in Libia. Trafficanti di esseri umani hanno aperto il fuoco contro un gruppo di almeno cento migranti che stavano fuggendo da una prigione clandestina nella quale si trovavano in una zona nel nord-ovest della Libia. Quindici di loro sono morti, molti altri feriti. A denunciare il fatto è stata l’organizzazione Medici senza frontiere (Msf), rilanciando l’allarme sulla drammatica situazione che i migranti, soprattutto africani, devono affrontare nel loro viaggio verso l’Europa, soprattutto in Libia.

Fonti dell’organizzazione affermano che molte persone nella città di Bani Walid, nei pressi della prigione, hanno cercato di proteggere i fuggiaschi mentre venivano inseguiti da uomini armati che tentavano di ricatturarli. Anche alcuni membri delle forze di sicurezza libiche sono intervenuti. Molti dei fuggiaschi, soprattutto donne, sono stati raggiunti e riportati indietro dai trafficanti. Lo staff di Msf ha aiutato a curare 25 feriti al Bani Walid General Hospital, di cui sette con gravi ferite d’arma da fuoco e fratture multiple. Le testimonianze di queste persone hanno aiutato a ricostruire i fatti. I sopravvissuti sono per lo più adolescenti provenienti dall’Eritrea, dall’Etiopia e dalla Somalia e cercavano di arrivare in Europa. Alcuni hanno raccontato al personale di Msf di essere stati tenuti prigionieri anche per tre anni. Molti hanno cicatrici visibili, segni di bruciature elettriche e vecchie ferite infette.

“La detenzione temporanea non può essere una soluzione” ha denunciato Christophe Biteau, capo missione di Msf in Libia.

La Libia rimane, nonostante i conflitti e gli scontri armati che hanno destabilizzato il paese dalla caduta del regime di Gheddafi nel 2011, un paese di transito e, purtroppo, di destinazione clandestina per tutti coloro che sono in fuga da povertà, conflitti e persecuzioni. Spesso i migranti restano vittime dei trafficanti che, per guadagnare di più, li imprigionano in “centri di detenzione” clandestini. I racconti riportati parlano molto spesso di abusi fisici e mentali orribili tra cui stupri, torture, percosse e sequestri a opera dei trafficanti, gruppi armati e bande criminali. 

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