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Superstizioni
che uccidono

· ​Esiliata durante il ciclo una donna nepalese muore insieme ai figli ·

La casetta di legno e fango  in cui la donna era stata esiliata (Afp)

Amba Bohora aveva 35 anni e due figli: Suresh di dodici anni e Ramit di sette. Viveva in un piccolo villaggio nel remoto distretto occidentale di Bajura, in Nepal. Una regione prevalentemente rurale, dove antichi rituali e pregiudizi culturali sono radicati e socialmente prevalenti. Due giorni fa Amba e i suoi piccoli sono stati cacciati dalla loro comunità, esiliati e costretti a vivere in una piccola casetta di legno e fango, senza finestre, perché la donna aveva il ciclo mestruale, era ritenuta “impura” e, in base alla pratica induista, doveva essere completamente isolata. Amba e i suoi piccoli sono stati ritrovati ieri morti, soffocati dal fumo del fuoco che avevano acceso per riscaldarsi. La polizia ha aperto un’inchiesta e le autorità locali hanno deciso di avviare maggiori controlli.

È questo solo l’ultimo di una lunga catena di episodi simili. Circa un anno fa, in un villaggio nel distretto di Achham, aveva fatto scalpore la morte di una studentessa di 22 anni, Gauri Kumari Budha, anch’ella esiliata per il ciclo mestruale in una capanna di fango senza finestre. E anche lei morta per il fumo di un fuoco. La credenza alla base dell’esilio mestruale, il chhaupadi, è che durante le mestruazioni le donne siano impure, che portino sfortuna e che possano contaminare gli altri. Per questo non si lascia che tocchino il cibo, le immagini religiose o che si lavino all’interno delle case. In molti casi le donne devono anche seguire una dieta ristretta e non possono avvicinarsi ai bambini, agli uomini e persino al bestiame.

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23 gennaio 2019

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