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Tradizione cristiana e comunicazione

Dimensione centrale nel cristianesimo, la tradizione — termine e concetto teologico non a caso spesso incompreso da prospettive estreme tra loro opposte — include ovviamente anche la trasmissione comunicativa della fede. «Bisogna sapere essere antichi e moderni, parlare secondo la tradizione ma anche conformemente alla nostra sensibilità. Cosa serve dire quello che è vero, se gli uomini del nostro tempo non ci capiscono?» diceva già nel 1950 monsignor Montini a Jean Guitton.

La riflessione del futuro Paolo VI era in realtà perfettamente in linea con una storia di lunghissimo periodo, che inizia con il proselitismo cristiano dei primi secoli, creativo e sostenuto da una intensa circolazione di testi. Anche da questo punto di vista, insomma, nonostante radicati stereotipi, costantemente la Chiesa si è preoccupata di trasmettere con efficacia la notizia più rivoluzionaria, sintetizzata dall’augurio pasquale dei cristiani orientali: «Cristo è risorto. Sì, è davvero risorto».

Di fronte alla modernità comunicativa la Chiesa di Roma e i Papi si sono dimostrati all’avanguardia. Dall’intervista di Leone XIII pubblicata in prima pagina su «Le Figaro» del 4 agosto 1892 — la prima di un Romano Pontefice, concessa tra l’altro a una giornalista donna di tendenza socialista — alla sapienza pastorale di Pio X, che faceva personalmente catechismo ai ragazzi delle parrocchie romane nel cortile di San Damaso, sino alle decisioni innovative nell’ambito dei media di Pio XI e Pio XII, legati agli esordi di radio, cinema e televisione.

Anche in questo campo il Vaticano II e i Papi che l’hanno di fatto preparato, voluto e condotto — Pio XII, Giovanni XXIII, Paolo VI — hanno significato una svolta. Nella crescente visibilità, iniziata con i viaggi montiniani nei cinque continenti e portata al culmine dall’incessante itinerario mondiale di Giovanni Paolo II, per mostrare al di là di ogni apparenza la croce di Cristo nel mutevole e drammatico panorama del mondo: stat crux dum volvitur orbis .

Da sei anni Benedetto XVI — che al servizio della verità ha dedicato la vita e proprio per questo vuole più efficaci e presenti i media vaticani — si preoccupa di spiegare la tradizione: per farsi capire da bambini e anziani, giornalisti e fedeli, intellettuali e politici. Oggi lo fa rispondendo in televisione, per la prima volta, a domande giunte da ogni parte del mondo. Per tenere insieme fede e ragione, per dimostrare amicizia verso tutti. Nella continuità della tradizione cristiana.



Il testo integrale dell'intervista

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13 novembre 2019

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