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Tra vento
e pioggia

«Desidero porre ai piedi della misericordia del Signore questi crimini e chiedere perdono per questi»: al culmine dell’Incontro mondiale delle famiglie, come un padre premuroso Papa Francesco ha mantenuto la promessa fatta alle vittime di abusi incontrate il giorno prima. E così, durante la messa celebrata nel primo pomeriggio di domenica 26 agosto al Phoenix Park di Dublino, ha affidato al Signore il dolore più grande che in questo momento colpisce la Chiesa, «famiglia di famiglie», dando voce alla preghiera dei 300.000 fedeli riuniti in una spianata sferzata dal vento e dalla pioggia di una giornata meteorologicamente per nulla clemente.

È stato questo il momento più significativo della seconda giornata del viaggio del Pontefice in Irlanda. Una domenica cominciata ben presto, intorno alle 7.40, quando il Papa ha lasciato la nunziatura e, raggiunto l’aeroporto di Dublino, si è imbarcato alla volta di Knock, nell’Irlanda nord-occidentale, per recarsi al celebre santuario dove il 21 agosto 1879 apparvero la Vergine Maria, san Giovanni e san Giuseppe. Anche in quel giorno, rimasto impresso nella storia, c’era una pioggia battente. Così come in questa domenica speciale che ha visto Francesco in pellegrinaggio per affidare a Maria tutte le famiglie del mondo.

Atterrato alle 9.45, Francesco ha salutato un gruppo di bambini festanti che lo attendevano armati di bandierine bianche e gialle e, quindi, in auto, ha percorso i venti chilometri del tragitto verso il santuario. Un itinerario attraverso la campagna irlandese immersa nella nebbia dalla quale emergevano di tanto in tanto gruppi di fedeli che aspettavano il passaggio del Papa ai bordi della strada. Al santuario c’era invece una grande folla, circa 50.000 persone provenienti da tutto il comprensorio. L’arrivo del Papa, salito a bordo di un’auto scoperta, è stato accompagnato da una ballata gaelica affidata al suono di un violino, di un flauto e di una cornamusa. Il Pontefice, accolto dall’arcivescovo di Tuam Michael Neary e dal rettore padre Richard Gibbons, è entrato nella cappella dell’apparizione, ha acceso una candela e, dopo diversi minuti di preghiera silenziosa, ha deposto una corona d’oro ai piedi della statua della Madonna. Quindi è uscito all’esterno per recitare insieme a tutti i fedeli la preghiera domenicale dell’Angelus.

Nel pomeriggio, la messa al Phoenix Park, con l’altare allestito proprio sotto la grande croce eretta in ricordo della precedente visita di Giovanni Paolo ii. Significativi gli oggetti posti sulla mensa eucaristica e ai piedi dell’altare: una piccola croce utilizzata dai preti irlandesi durante le persecuzioni nel Settecento, l’icona delle famiglie e le reliquie di santa Teresa di Lisieux e dei suoi genitori, i coniugi Martin, scelti come patroni dell’incontro mondiale.

Francesco è arrivato in papamobile alle 14.30 a riscaldare gli entusiasmi di una folla di fedeli intirizziti dal freddo. Per mezz’ora ha girato in lungo e in largo la spianata per non dimenticare di salutare nessuno dei presenti. Poi ha raggiunto l’altare per la messa che ha concelebrato insieme a tredici cardinali, fra i quali Parolin, segretario di Stato, e Farrell, prefetto del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita, circa duecento tra arcivescovi e vescovi (tra loro Diarmuid Martin, pastore di Dublino, Eamon Martin, presidente della locale conferenza episcopale, Brian Farrell, segretario del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, e Paul Tighe, segretario del Pontificio Consiglio della cultura), e un migliaio di sacerdoti. Ha diretto il rito monsignor Guido Marini, maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie, coadiuvato dai cerimonieri Dubina e Agostini.

dal nostro inviato Maurizio Fontana

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18 marzo 2019

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