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A pagare non siano i migranti

· L’arcivescovo di Caracas sulla crisi tra Venezuela e Colombia ·

Bogotá, 29. Un appello a rispettare i diritti umani e a evitare un’escalation del conflitto tra il Venezuela e la Colombia è stato lanciato dal cardinale Jorge Liberato Urosa Savino, arcivescovo di Caracas. 

Dopo la chiusura della frontiera fra Colombia e Venezuela, decisa dal presidente venezuelano Nicolas Maduro, e il ritorno forzato di oltre un migliaio di colombiani dal Venezuela, non si allenta la tensione fra i due Paesi. Secondo il porporato si sono verificati una serie «di eccessi e abusi nei confronti di cittadini colombiani», fatti «riprovevoli», che «vanno fermati immediatamente. È necessario che venga rispettata la dignità di tutte queste persone. Se è vero che vi sono al confine molti focolai di violenza, è bene che vengano presi i criminali, ma non ci si deve scagliare contro i comuni cittadini».
Il cardinale Urosa Savino ha concordato con l’analisi secondo la quale le autorità locali hanno «una grave responsabilità», perché hanno creato «una sorta di zona criminale» al confine tra gli Stati. Tutto ciò, secondo il porporato «non sarebbe dovuto accadere. Mi sembra in primo luogo doveroso — ha sottolineato l’arcivescovo di Caracas —rispettare i diritti e impedire qualsiasi maltrattamento verso questi cittadini, che sono i nostri fratelli. Dal punto di vista cristiano è un obbligo. E anche dal punto di vista giuridico è un obbligo del Governo».

Il porporato, d’accordo con i rappresentanti del clero venezuelano, ha ribadito che «sono state adottate misure eccessive, in quanto la persecuzione di questi criminali non deve portare a uno stato d’emergenza, ossia alla sospensione delle garanzie personali. Penso che tali misure — ha continuato — siano assolutamente sproporzionate. Le garanzie non possono essere sospese per semplici operazioni di polizia. Questo è del tutto esagerato e penso che occorra tornare alla normalità al più presto possibile».

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