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Tra un popolo che vuole camminare insieme

· Il viaggio di Papa Francesco in Romania ·

«Insieme». È la parola più ricorrente nelle prime ore della visita del Papa in Romania. «Camminare insieme», recita il motto del viaggio, e questo è stato anche il messaggio lanciato da Francesco nelle prime parole pubbliche pronunciate dopo il suo arrivo davanti al presidente della Repubblica la mattina di venerdì 31 maggio.

Nell’ultimo giorno del mese tradizionalmente dedicato alla Madonna, Francesco è giunto nel paese che vent’anni fa Giovanni Paolo II, riprendendo un’espressione tratta da antichi manoscritti, definì, “il giardino di Maria”. E un’impronta mariana accompagnerà il Pontefice durante i tre giorni di permanenza nell’antica Dacia che, di fatto, chiuderanno il suo pellegrinaggio in questa parte dell’oriente cristiano, itinerario inaugurato a inizio mese con la visita in Bulgaria e nella Macedonia del Nord. Un unico grande abbraccio alle piccole comunità cattoliche locali (in Romania sono circa il 7 per cento della popolazione) e ai fratelli ortodossi che qui sono la maggioranza (87 per cento). È del resto significativo che questa ultima tappa sia cominciata proprio nel giorno in cui la Chiesa celebra la festa della Visitazione, memoria liturgica che ricorda come la Madre di Dio si mise in cammino per prestare aiuto alla cugina Elisabetta. In cammino per incontrare, per sostenere, per abbracciare: proprio quelle intenzioni che sostengono il Pontefice in questo viaggio dalle chiare impronte pastorali ed ecumeniche.

Sull’aereo dell’Alitalia che da Roma lo ha accompagnato a Bucarest, il Papa come di consueto ha preso il microfono per salutare i giornalisti e ringraziarli per il loro lavoro. Quindi soffermandosi con ciascuno di essi, ha di nuovo parlato, con Valentina Alazraki, di Rocío: la messicana uccisa dalla violenza sulle donne la cui storia aveva conosciuto durante la recente intervista per Televisa. Quindi ha ricevuto dalla spagnola Eva Fernández, una piccola scultura preparata dai giovani che stanno lavorando sull’esortazione apostolica Christus vivit, mentre la collega di una tv romena gli ha donato un libro dedicato a uno dei vescovi martiri che saranno beatificati domenica prossima. Infine un cronista ungherese ha offerto un disegno fatto da bambini rom.

Sul cielo di Bucarest il velivolo con a bordo il Pontefice ha dovuto superare una fitta coltre di nuvole prima di atterrare. Ma all’apertura del portellone anteriore Francesco ha subito potuto toccare con mano la solarità dell’accoglienza dei romeni che, da subito gli hanno manifestato affetto ed entusiasmo. Già nell’aeroporto, a bordo pista, circa 400 fedeli lo hanno accolto con canti, applausi e uno sventolio di bandierine. Com’è consuetudine, sono saliti a bordo del velivolo il nunzio apostolico, arcivescovo Miguel Maury Buendía, e il capo del protocollo, per porgere il primo benvenuto al Pontefice. Sceso dall’aereo, Francesco ha immediatamente ricevuto il saluto del presidente della Repubblica, Klaus Werner Iohannis, che lo attendeva ai piedi della scaletta insieme alla consorte Carmen Georgeta Lăzurkă. Un ragazzo e una ragazza in abito tradizionale gli hanno offerto dei fiori. Con la Guardia d’onore schierata, prima di raggiungere la Presidential lounge, il Papa ha salutato i vescovi della Romania. Fra questi, in particolare, l’arcivescovo di Bucarest e presidente di turno della Conferenza episcopale Robu, e il vescovo eparchiale di San Basilio Magno di Bucarest dei romeni monsignor Frăţilă.

Subito dopo, a bordo di un’utilitaria, Francesco ha percorso i 19 chilometri che separano l’aeroporto dal palazzo presidenziale di Cotroceni, storica residenza reale trasformata dal regime comunista nel “Palazzo dei Pionieri” e quindi destinato all’attuale funzione a partire dal 1989. Lungo la strada tanta la gente accorsa per salutarlo, specialmente dopo il grande arco di trionfo al centro del quale campeggiavano, enormi, le bandiere romena e vaticana.

Accolto all’ingresso del complesso dal capo dello Stato e dalla consorte, il Pontefice ha assistito alla cerimonia di benvenuto con l’esecuzione degli inni, gli onori alle bandiere e la presentazione delle rispettive delegazioni. Quindi ha raggiunto, di nuovo in auto, l’ingresso del palazzo posto a qualche centinaio di metri di distanza. Nella Honor room si è svolta la visita di cortesia: per l’occasione Francesco ha donato la formella della medaglia commemorativa del viaggio. Realizzata dall’artista Daniela Longo, presenta al centro la cartina della Romania con la lettera “M”, simbolo mariano, una corona di 12 stelle e una cornice di rose. Invitato a porre la sua firma sul libro d’onore, il Pontefice ha scritto in italiano: «Dio benedica il popolo romeno e gli conceda di camminare unito in pace e prosperità sotto lo sguardo materno della Vergine Maria».

Dopo l’incontro privato con il primo ministro, signora Vasilica Viorica Dăncilă, il Papa e il presidente della Repubblica si sono trasferiti nella sala Unirii, dove ad attenderli c’erano le autorità civili e religiose, il corpo diplomatico e i rappresentanti della società civile. E, con significativo gesto di attenzione e cortesia, anche il patriarca della Chiesa ortodossa romena Daniel.

È stato il capo dello Stato a sciogliere il rispettoso silenzio dei presenti, invitando tutti a un caloroso applauso. Quindi si è rivolto a Francesco con parole che hanno gettato un ponte fra questo e il precedente storico viaggio di Giovanni Paolo II. Se in quell’occasione, ha sottolineato, il Papa polacco infuse fiducia a tutto il popolo che cercava un ruolo nuovo in Europa, oggi la visita di Francesco si offre come «un nuovo incoraggiamento a compiere un servizio al bene comune», riaffermando quei valori cristiani comuni alla maggioranza della popolazione, ortodossa e cattolica. E proprio «l’anima del popolo» è stata al centro del primo discorso ufficiale di Francesco nella «bella terra romena». La sua è stata una breve analisi storica e sociale del cammino percorso negli ultimi trent’anni dal paese, chiamato oggi, ancora di più di fronte alle nuove sfide della contemporaneità, a costruire una società inclusiva in cui anche i più deboli sono visti come cittadini e fratelli.

E al termine delle sue parole Francesco ha raggiunto il patriarca Daniel per stringerlo in un caloroso e fraterno abbraccio. Abbraccio che si rinnova nel pomeriggio in cui sono in programma la visita al palazzo patriarcale e la preghiera comune nella nuova cattedrale ortodossa, prima della messa in quella cattolica con la quale si chiude la prima giornata del viaggio.

dal nostro inviato
Maurizio Fontana

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20 settembre 2019

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