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Tra tecnologie nuove e tradizionali

· Messaggio del prefetto del dicastero per la comunicazione per la plenaria dell’Amecea ·

Anche se sono appena stato nominato dal Santo Padre come prefetto del Dicastero per la comunicazione della Santa Sede, non ho potuto lasciarmi sfuggire questa occasione della vostra importante assemblea.

Permettetemi di iniziare esprimendo, a nome del Dicastero per la comunicazione della Santa Sede, quanto siamo stati contenti di essere stati invitati a far parte della XIX assemblea plenaria dei membri dell’Associazione delle Conferenze episcopali dell’Africa orientale (Amecea).

Sono profondamente consapevole che, dopo l’Assemblea speciale per l’Africa del Sinodo dei vescovi del 1994, i Paesi dell’Amecea hanno investito molto nelle stazioni radio diocesane. Questo investimento è stato profetico e ha reso un ottimo servizio alla Chiesa di questa regione. Nel corso degli anni, in collaborazione con la Radio Vaticana, le vostre radio diocesane non hanno solo portato il Vangelo ma anche la voce del Santo Padre in molte case cattoliche. Grazie per il vostro coraggio e per la vostra lungimiranza.

Sono felice di informarvi che la riforma dei media vaticani condotta dal Dicastero sta iniziando a dare i suoi frutti. Oggi possiamo vedere una crescente integrazione, collaborazione e coesione tra i mezzi di comunicazione della Santa Sede che erano finora autonomi.

La Radio Vaticana, ad esempio, che fino ad ora ha interagito con le vostre stazioni radio nella regione Amecea, è stata integrata nel Dicastero per la comunicazione. Questa incorporazione è stata resa necessaria, in parte, dal cambiamento del panorama dei media nel mondo. Il contesto che stiamo vivendo ha visto una significativa convergenza dei media digitali. È una realtà che la Santa Sede non ha potuto ignorare.

Il 4 maggio 2017, Papa Francesco, nel suo messaggio alla Segreteria per la comunicazione, durante la prima assemblea plenaria del Dicastero, ci ha detto che, data la nuova cultura digitale nel mondo, i media digitali avrebbero bisogno di far parte di una piattaforma primaria per diffondere il Vangelo.

Nonostante la riforma dei media vaticani, Papa Francesco, nel suo storico messaggio del maggio 2017, ha anche espresso categoricamente il suo desiderio di prestare attenzione e cura ai Paesi con scarso accesso alle nuove tecnologie digitali. La riforma dei media vaticani non vuole trascurare né abbandonare tali Paesi, un numero significativo dei quali si trova in Africa. La Radio Vaticana continua a trasmettere su nuove piattaforme digitali, ma conserva anche le sue modalità di trasmissione tradizionali come le frequenze a onda corta per i Paesi che hanno ancora bisogno di questo servizio.

Come l’Amecea, potete contare sulla costante collaborazione del Dicastero per la comunicazione. In futuro, è auspicabile che possiamo collaborare più strettamente alla realizzazione della Giornata mondiale delle comunicazioni sociali che celebra il messaggio del Santo Padre. Oltre a portare il messaggio del Vangelo e la voce del Santo Padre nelle case dei cattolici, il Dicastero è determinato a portare al mondo notizie sulla vivace Chiesa d’Africa, in tutti i suoi successi, benedizioni ma anche con le sue sfide e il suo dolore.

Infine, non è meraviglioso che l’Amecea si riunisca ad Addis Abeba in un momento in cui l’Eritrea e l’Etiopia stanno facendo pace? Papa Francesco ha riassunto il tutto due settimane fa, quando ha detto: «In mezzo a tanti conflitti, è doveroso segnalare una iniziativa che si può definire storica — e si può dire anche che è una buona notizia: in questi giorni, dopo vent’anni, i governi di Etiopia ed Eritrea sono tornati a parlare insieme di pace. Possa tale incontro accendere una luce di speranza per questi due Paesi del Corno d’Africa e per l’intero continente africano».

Anche se non sono fisicamente presente con voi ad Addis Abeba, permettetemi di concludere assicurandovi che il mio ufficio è aperto se siete a Roma.

Infine, prego affinché la collaborazione esistente tra l’Amecea e il Dicastero per la comunicazione della Santa Sede non solo continui, ma si rafforzi.

di Paolo Ruffini

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26 maggio 2019

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