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Tra semplicità e complessità

In questo libro, dal titolo Jorge Mario Bergoglio. Una biografia intellettuale. Dialettica e mistica, l’autore manifesta un approccio originale rispetto a tutta la letteratura su Francesco. Attraverso una straordinaria capacità di raccolta di fonti e di ricerca, il testo offre un sistematico approfondimento dell’entroterra culturale e degli influssi intellettuali che hanno contribuito a formare la personalità e il “pensiero” di Jorge Mario Bergoglio. Si tratta di un contributo indispensabile per conoscere meglio la personalità complessa del papa Francesco, nella quale si coniugano la sua esperienza pastorale, l’esperienza mistica e quella intellettuale.

La scarsità di riferimenti, relativi alla sua biografia intellettuale, è dovuta, in primo luogo, allo stesso papa Francesco, che non ama ostentare le proprie doti e qualità al riguardo e, certamente, non gradirebbe la qualifica di “intellettuale”. Bergoglio, com’è noto, detesta gli intellettualismi astratti, tentati sempre da una deriva ideologica, muri che chiudono e distraggono dal rapporto con Dio e con il suo popolo. Per di più, in ogni omelia, catechesi o messaggio, non ama includere sviluppi teologici che non siano brevi, adeguati e comunicati in maniera semplice. Vuole privilegiare sempre quella “grammatica della semplicità” — che non è mai semplicismo ˗— nel suo modo diretto e autentico di esprimersi, di comunicare, per rivolgersi a tutti e a ciascuno, e raggiungere il cuore di tutti coloro che sono in ascolto, ovunque si trovino e qualunque sia il loro livello di istruzione e di formazione cristiana.

La simplicitas rappresenta in papa Bergoglio, come afferma Massimo Borghesi, un «punto di arrivo che presuppone la complessità di un pensiero profondo e originale». Alle perplessità di taluni, che non si ritrovano nello stile di comunicazione del nuovo Papa, si aggiunge la diffidenza di alcuni ambienti ecclesiastici e intellettuali verso un papa “latinoamericano”, “argentino”, “populista”, considerato non all’altezza dei parametri culturali europei. Questi critici dimostrano di rimanere insensibili di fronte all’abbraccio universale e ai richiami schiettamente evangelici del Papa. Rimangono rinchiusi in una vecchia Europa, dove ardono ancora le braci del grande fuoco che fu quello della sua migliore tradizione, ma che tuttavia oggi non genera nulla: né figli — siamo in pieno inverno demografico — né nuove correnti intellettuali, movimenti, orizzonti politici che aprano la strada ad un destino di speranza. Sono come quei “dottori della Legge” che si chiedevano se potesse mai venire qualcosa di buono da Nazareth, da un “figlio di falegname”. In questo caso Nazareth indica il Cono Sud del mondo.

Rispetto a questo quadro il pregio del volume è di collocare Bergoglio all’interno di una ricca tradizione intellettuale che trova le sue radici in Argentina e la sua fecondità nel dialogo stretto, che sa impostare, con le correnti più feconde del cattolicesimo europeo. Lo stereotipo del Papa “argentino” ha certamente una sua verità. Non va però, come documenta il testo che presentiamo, assolutizzato. Bergoglio è argentino e, al contempo, per gli autori della sua formazione e per le sue letture di riferimento, profondamente europeo.

Come indica la sua dialettica polare, precisata nell’incontro ideale con Romano Guardini, egli stesso è “ponte” tra due continenti. Donde l’utilità del libro di Massimo Borghesi il quale offre un quadro di straordinaria ricchezza, mostrando i diversi filoni culturali e intellettuali che s’intrecciano nella personalità del futuro Papa e che costituiscono il sostrato illuminante del suo magistero e della sua azione pastorale. Il lettore avrà così modo di comprendere la vera genesi del pensiero di Jorge Mario Bergoglio, rimasta, finora, celata ai vari interpreti. Questa è data da una concezione dialettica, “polare”, della realtà che il giovane studente di filosofia e teologia del Colegio San Miguel matura grazie al rinnovamento della concezione ignaziana portata avanti dal suo professore Miguel Ángel Fiorito e dalla lettura che degli Esercizi spirituali davano intellettuali gesuiti quali Gaston Fessard e Karl Heinz Crumbach. Da qui muove la riscoperta della mistica gesuitica e l’apprezzamento per la figura di Pierre Favre letto attraverso Michel de Certeau.

La visione dialettica si rivelerà preziosa quando Bergoglio, da giovane Provinciale dei gesuiti argentini, negli infuocati anni settanta, si impegnerà in una visione sintetica della Compagnia di Gesù, della Chiesa, della società, in modo da sottrarsi alla contraddizione, dilacerante, tra i seguaci della dittatura militare e i rivoluzionari filo-marxisti. È la medesima visione dialettica che lo porta ad incontrarsi con Amelia Podetti, la più acuta “filosofa” argentina degli anni settanta, e con Alberto Methol Ferré, il più importante intellettuale cattolico latino-americano della seconda metà del XX secolo. La riflessione di Bergoglio, come mostra bene Borghesi, deve molto ad una tradizione proprio del pensiero gesuitico. Borghesi traccia, in tal modo, un filo rosso del pensiero di Bergoglio la cui presenza non era stata avvertita dagli studiosi. Il che spiega, in larga misura, anche le accuse di coloro che, ostili alla linea del Pontificato, non hanno esitato ad accusare Francesco di scarsa preparazione in sede teologico-filosofica.

Merito del volume di Borghesi è di calare la visione ideale di Bergoglio all’interno dello scenario storico, ecclesiale e politico, dell’Argentina degli anni settanta-ottanta. Possiamo così comprendere il suo peculiare giudizio sul “peronismo”, la sua critica alla teologia politica a partire da un orizzonte squisitamente agostiniano. Viene altresì illuminata la sua simpatia per la “Teologia del popolo”, la corrente della Teologia della liberazione elaborata dalla scuola del Río della Plata per la quale l’opzione preferenziale per i poveri, affermata nel documento di Puebla (1979) della Chiesa latinoamericana, si univa ad una ferma opposizione verso il marxismo.

Questa scuola, che vedeva come protagonisti Lucio Jera, Rafael Tello, Justino Farrell, Juan Carlos Scannone, Carlos Galli, lascerà il suo segno nei documenti di Puebla e di Aparecida (2007). Ad essa si deve la riscoperta della religiosità popolare, tema molto caro a Bergoglio il quale non per questo è meno attento alla dimensione propria dell’“incontro” caratterizzante la testimonianza cristiana nell’orizzonte secolarizzato proprio delle grandi metropoli. Donde lo sviluppo che ha, nella riflessione degli ultimi anni, la categoria della “bellezza” nella sua unità con il bene ed il vero. Una riflessione che deve molto alla lettura del grande teologo Hans Urs von Balthasar.

di Guzmán Carriquiry

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16 gennaio 2019

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