Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

​Tra scienza e ecclesiologia

Compie 85 anni il cardinale Walter Kasper, già Presidente del Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani e uno dei più autorevoli teologi contemporanei; con la sua persona e il suo impegno scientifico e accademico, rappresenta una Chiesa che vuole essere solidale con «le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi» ( Gaudium et spes, n.1).
Nasce il 5 marzo 1933 a Heidenheim an der Brenz, Germania. Dopo gli studi di teologia (1952-56) e l’ordinazione sacerdotale (1957), nel 1961 consegue presso l’università di Tubinga il grado accademico di Dottore in Teologia e tre anni dopo la libera docenza. Nello stesso anno viene chiamato, su invito di Joseph Ratzinger, alla cattedra di teologia dogmatica presso la facoltà di Teologia cattolica a Münster e diventa così il più giovane professore ordinario tedesco. 

Il cardinale tedesco Walter Kasper

Nel 1970 si trasferisce a Tubinga, dove vi trova, come colleghi e interlocutori, Max Seckler, Hans Küng, Alexander Auer, Jürgen Moltmann ed Eberhard Jüngel. Si tratta, come egli stesso rievoca, di «un periodo incredibilmente ricco e vivace sul piano culturale», che segna la pubblicazione del volume Gesù il Cristo (1974), il suo libro più apprezzato e di larga diffusione. In esso lo scopo è quello di «rielaborare le nuove questioni esegetiche e storiche, di interpretare la fede della chiesa in confronto critico e costruttivo con il pensiero contemporaneo e di renderlo fecondo in senso spirituale e pastorale». Il testo sarà ampiamente apprezzato anche da Benedetto XVI, che, nel 2008, in occasione dei 75 anni di Kasper, scriverà: «la tua cristologia, appena apparsa in una nuova edizione, è diventata un orientamento per molte persone, teologi e laici, nelle diverse lingue e culture (...) tu ci hai richiamato il vero centro della teologia, che è per sua natura discorso di Dio».
Nel 1985 è nominato segretario teologico del Sinodo straordinario dei Vescovi, che si tiene a Roma in occasione dei vent’anni dalla conclusione del concilio Vaticano II. Ha modo così di rileggere i documenti conciliari e giunge alla conclusione che l’idea di fondo del concilio è la concezione della chiesa come communio, che da allora in poi diventerà il tratto distintivo della sua ecclesiologia. Quattro anni dopo, viene consacrato vescovo di Rottenburg-Stuttgart, una delle più grandi diocesi della Germania, che guiderà per dieci anni, fino a quando Papa Giovanni Paolo II lo sceglie come Segretario del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani. Nel 2001 riceve la porpora cardinalizia e viene nominato Presidente dello stesso Consiglio oltre che della Commissione per i rapporti religiosi con l’ebraismo. Il 1° luglio 2011, per raggiunti limiti di età, Benedetto XVI accoglie le sue dimissioni. Questo per lui non significa affatto il pensionamento, tanto che dà alle stampe la sua summa Chiesa cattolica. Essenza-Realtà-Missione (2011) e, nel 2014, tiene la relazione principale davanti al Concistoro dei cardinali su Il Vangelo della famiglia, pubblicata in un volume definito da Papa Francesco un libro in cui «ho trovato una teologia profonda».
Il cammino teologico di Kasper, sin dagli inizi della sua carriera, viene tracciato soprattutto dal suo docente di dogmatica, Josef Rupert Geiselmann, che gli fa conoscere l’opera di Johann Adam Möhler. A questo insegnamento Kasper è sempre rimasto fedele, al punto da diventare uno dei più noti e importanti nomi della scuola cattolica di Tubinga. Il tratto caratteristico della Scuola cattolica di Tubinga è connotato dallo stretto legame che intercorre tra una rigorosa scientificità e il riferimento costante alla ecclesialità e alla prassi. Johann Sebastian Drey (1777-1853), il suo vero fondatore, viene considerato un pioniere della teologia contemporanea, perché ne ha definito a nuovo il ruolo, procedendo a uno sviluppo dei suoi principi e dei suoi metodi. Si tratta, qui, della concezione di una scientia fidei, avviata in età medioevale da Anselmo di Canterbury, che è risultata essere il modello decisivo nel cristianesimo. Drey si colloca nel suo alveo e da essa parte per svolgere le sue considerazioni. Già l’Aquinate aveva cercato di offrire una soluzione allo stesso problema, ma il caso di Drey si configura diversamente, per via del mutato clima culturale, alla luce e dopo la temperie della filosofia idealistica. Tutto ciò ha anche una dimensione ecclesiale, perché Drey elabora una teologia come scienza ecclesiale, che non solo non si contrappone alle ragioni di far più coerente il discorso teologico con le categorie prese a prestito dalle scienze, ma trova in esse il luogo più idoneo per operare, perché «la teologia è scientifica se è ecclesiale ed è ecclesiale se è scientifica».
Oggigiorno, Drey viene considerato come un autore di «importanza permanente», perché, secondo Joseph Ratzinger, «non ha perduto nulla della sua freschezza fino ad oggi». Kasper si forma sui testi di Möhler, dal quale apprende, come gli stesso scrive: «una visuale storica viva, nonché una visuale cristologica e pneumatologica della chiesa (…). Da allora mi sono sempre sentito impegnato a seguire questa concezione ecclesiologica della scuola di Tubinga». Nei suoi tratti essenziali, questo discorso per Kasper non è affatto superato; anzi, solo oggi le sue esigenze di fondo hanno raggiunto la loro piena maturità.
In questo grande alveo si collocano tutti i suoi testi successivi. Nel 1962, quando iniziano i lavori del Vaticano II, egli si appresta a scrivere il suo lavoro di abilitazione sulla filosofia del secondo Schelling, che è «un tema legato a Tubinga». Occuparsi di Schelling significa fare i conti con uno degli ultimi grandi tentativi di affrontare il discorso cristologico e «introdurre agli attuali problemi di fondo della cristologia, problemi che, cum grano salis, possono essere sintetizzati nel motto: Hegel e i successori». In questo progetto Kasper viene a convergere con la prospettiva — nel suo complesso assai affine, nonostante alcuni punti di dissenso non essenziali — di Xavier Tilliette che si riannoda a Schelling perché le posizioni della sua tarda filosofia rappresentano un trattato De verbo Incarnato.

di Antonio Russo

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

17 settembre 2019

NOTIZIE CORRELATE