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Tra Pechino e Washington
si rischia
una guerra delle valute

· Mentre la Cina annuncia il blocco delle importazioni di prodotti agricoli statunitensi ·

Si infiamma la guerra commerciale fra Stati Uniti e Cina, sconfinando quasi in una guerra delle valute. L’amministrazione Trump ha infatti designato Pechino come «manipolatore di valute» dopo che la Cina ha fatto scivolare lo yuan ai minimi dal 2008 (superando la soglia dei 7 dollari) in risposta ai nuovi dazi annunciati da Washington su 300 miliardi di prodotti cinesi. La decisione del Tesoro americano è giunta al termine di una giornata che ha fatto registrare pesantissime perdite su tutti i mercati. E ora gli operatori temono che le tensioni possano a medio termine innescare una nuova spirale recessiva.

Il clima è stato reso ancora più incandescente dalla decisione cinese di bloccare l’importazione dei prodotti agricoli statunitensi. Nell’annunciare ieri la misura, il ministero del commercio di Pechino non ha escluso che possano essere imposti dazi retroattivi sui prodotti già importati fino al 3 agosto. Oggi l’agenzia Xinhua ha pubblicato un editoriale in cui si sostiene che gli Stati Uniti dovrebbero assumersi la responsabilità per la sospensione dell’import di prodotti agricoli. Secondo la Xinhua, Pechino starebbe prendendo misure concrete per attuare l’accordo raggiunto a Osaka da Donald Trump e dal presidente Xi Jinping, mentre da parte statunitense non verrebbero prese misure analoghe. Donald Trump da parte sua rimprovera ai cinesi una certa lentezza e per questo ha annunciato nuovi dazi a partire dall’inizio di settembre. Questa prospettiva, sempre secondo la Xinhua, non farà male solo alle relazioni commerciali con la Cina, ma danneggerà gli interessi degli agricoltori americani. Questa mattina è comunque giunta una parziale schiarita. La banca centrale cinese ha infatti fissato il rapporto tra yuan e dollaro statunitense a un valore sopra le attese. Il valore della moneta cinese è stato infatti fissato a 6,9683 dollari. Il governatore dell’istituto centrale di Pechino, Yi Gang, ha inoltre sottolineato che la Cina assicurerà la «fondamentale stabilità» della sua valuta e non si «impegnerà in svalutazioni competitive».

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14 novembre 2019

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