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Tra Obama e Hu Jintao un dialogo senza spigoli

· Nel vertice alla Casa Bianca toni concilianti nonostante le divergenze ·

È sembrato buono, quasi rilassato, il clima dell’ottavo, attesissimo vertice tra il presidente statunitense, Barack Obama, e il capo di Stato cinese, Hu Jintao. Un incontro di circa un’ora nello Studio Ovale della Casa Bianca ha fruttato accordi per 45 miliardi di dollari che permettono alle aziende statunitensi di aumentare la propria quota di export. Questo nonostante le divergenze che permangono — soprattutto sui diritti umani e sul valore dello yuan — anche se nessuno, in realtà, si aspettava di vedere risolte in poche ore questioni così spinose.

I due leader hanno invece sottolineato con una certa enfasi che la cooperazione tra Washington e Pechino continua a fare progressi. Nel corso di una conferenza stampa congiunta nella East Room, sono state in realtà confermate le divergenze sul valore dello yuan — con Obama che continua a insistere per un apprezzamento più radicale, e Hu che continua a invocare la sovranità nazionale — e sui diritti umani. Anche se i toni dei due leader, a differenza di quelli usati da alcuni giornalisti americani, sono sempre apparsi concilianti. Nella dichiarazione congiunta approvata al termine del summit (durante il quale si è parlato anche di Tibet e del caso del premio Nobel per la pace Liu Xiaobo) si afferma che Stati Uniti e Cina hanno ribadito il proprio impegno alla promozione e alla protezione dei diritti umani, pur continuando ad avere divergenze significative su questi temi».

Su moneta ed economia il comunicato finale recita che la Cina, proseguendo gli sforzi per accrescere la domanda interna, «continuerà a promuovere la riforma dei tassi di cambio dello yuan e a intensificare la flessibilità del tasso di cambio», della valuta cinese. In cambio gli Stati Uniti «si concentreranno sulla riduzione del deficit federale a medio termine e sulla garanzia di un equilibrio fiscale a lungo termine, mantenendo la vigilanza contro una eccessiva volatilità» nei cambi.

La conferma del positivo clima tra Stati Uniti e Cina si è avuta anche nella cena di gala riservata agli ospiti più importanti. Tra questi erano tra gli altri due ex presidenti statunitensi, Bill Clinton e Jimmy Carter, e l’ex segretario di Stato, Henry Kissinger.

La conferenza stampa, svoltasi poche ore prima della cena, è stata insolitamente lunga nonostante le poche domande concesse ai cronisti. Mancava infatti la traduzione simultanea e ogni leader ha dovuto aspettare l’interprete per capire quello che il suo interlocutore aveva appena detto. Obama, ha affermato di essere stato molto franco con il presidente Hu, sottolineando che «in certe occasioni i diritti umani sono una fonte di tensione tra i nostri due Governi». Hu, riconoscendo l’universalità dei diritti umani, ha replicato affermando che sul tema «molto sentito dalla Cina, sono stati fatti enormi progressi» ma che «molto rimane da fare».

Obama ha detto sin dalle sue prime parole pronunciate in pubblico l’importanza che gli Stati Uniti dedicano alla visita di Hu. Il presidente non ha fatto il paragone, come molti in queste ultime ore, con la storica visita di Richard Nixon in Cina nel 1972. Ha preferito citare quella effettuata da Deng Xiaoping alla Casa Bianca nel 1979. «Abbiamo avuto — ha tenuto a sottolineare Obama — 30 anni di scambi in crescita e di maggiore comprensione. Con questa visita possiamo gettare le fondamenta per i prossimi 30 anni».

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