Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Tra Milano e Roma

«Pio XI e il suo tempo» è il titolo del convegno che il 4 febbraio apre a Desio le celebrazioni per il novantesimo anniversario dell’elezione di Papa Ratti. Il programma prevede anche, sabato 11 febbraio, l’apertura della mostra «Schegge del Pontificato di Pio XI» che sarà inaugurata dal cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato, e, in serata, un concerto nella basilica dei Santi Siro e Materno. Il giorno successivo, domenica 12, oltre all’apertura di uno sportello postale della sede di Desio con annullo speciale emesso per l’occasione, il cardinale Bertone presiederà un solenne pontificale in basilica. Qui pubblichiamo quasi integralmente il saluto inviato dal cardinale presidente del Pontificio Consiglio della Cultura e, a destra, stralci di una delle relazioni del convegno.

La Brianza — sempre amata non solo perché suo suolo natio ma anche per la vitalità della gente, per la capacità di godere del lavoro e di mettercela sempre tutta in ogni circostanza, come ha lasciato scritto il cardinale Confalonieri, a lungo segretario particolare di Papa Pio XI — è terra testimone dei primi passi di Achille Ratti verso il sacerdozio e nella formazione culturale, che culminarono con l’ordinazione sacerdotale, a Roma nel 1879, e quindi la laurea in teologia alla Sapienza nel 1882, in Diritto canonico all’Università Gregoriana e in Filosofia presso l’Accademia San Tommaso.

Vorrei, allora, adottare la forma del dittico per offrire qualche pennellata sulla figura di Achille Ratti a partire dalle due città, Milano e Roma, che lo hanno visto, nella prima, giungere fino alla carica di arcivescovo e, nella seconda, addirittura al soglio di Pietro.

Prima tavola del dittico è segnata dalla presenza di Achille Ratti a Milano. Per ragioni che a voi non sfuggono, mi è caro evocare, tra le sue tante attività, l’impegno nella Biblioteca Ambrosiana, prima come dottore, dando prova di ricercatore fine e determinato, cimentandosi in studi intensi e propriamente scientifici — oltre settanta scritti, dalle ricerche di storia dell’arte e della letteratura alla Guida della Biblioteca Ambrosiana — e poi come prefetto dall’8 marzo 1907 al 26 settembre 1914.

Da tutti i suoi scritti emerge l’ottima conoscenza delle lingue e della paleografia, una vastissima cultura storica e filosofica, la sua notevole erudizione sempre valorizzata in ampia prospettiva storiografica e orientata a produrre sintesi essenziali e puntuali, che lo portavano a considerare la storia come una entità complessa, difficilmente riconducibile a giudizi emotivi e apocalittici.

Inoltre, sono di questo periodo i numerosi riconoscimenti di paleografi e bibliotecari non ecclesiastici che mettono in luce l’esemplarità del suo lavoro di custode e anima dell’Ambrosiana, mansione che lo portò a visitare le più importanti raccolte europee. Come è noto, del capoluogo lombardo fu anche arcivescovo, dall’8 settembre 1921 fino al conclave del 2 febbraio 1922, periodo che, seppur breve ( Raptim transit recitava, quasi profetico, il suo motto episcopale), gli consentì di partecipare alla solenne inaugurazione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

La seconda tavola del mio dittico ideale è dominata dalla presenza a Roma. Ritornò nell’Urbe, dopo la permanenza durante il periodo degli studi, per decisione papale, nel novembre 1911, come vice prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana, con diritto di succedere al bavarese padre Francesco Ehrle che si ritirerà il 1° settembre 1914.

A partire da quella data, monsignor Ratti, divenuto nel frattempo anche socio ordinario dell’Accademia Romana di Archeologia e aggregato al capitolo canonicale di San Pietro, si impegnò a sviluppare e a modernizzare la Biblioteca e le annesse raccolte sulle linee tracciate dal predecessore, cercando, invano, di ottenere l’antica Biblioteca Chigiana.

Il 6 febbraio 1922, al quattordicesimo scrutinio, viene eletto Papa con il nome di Pio XI, lasciando definitivamente la diocesi di Milano. Così, l’antico bibliotecario dell’Ambrosiana e della Vaticana si troverà ad affrontare uno dei periodi più complessi e tormentati del secolo scorso: un difficile dopoguerra, quattro dittatori, la grande crisi finanziaria del 1929, le guerre coloniali, la situazione del Messico, il conflitto in terra di Spagna, le leggi razziali tedesche e italiane, i prodromi inquietanti del secondo conflitto mondiale.

Tra le tante iniziative messe in atto da Pio XI, durante i 17 anni di guida della Chiesa universale, per il particolare compito che il Santo Padre mi ha affidato, non posso non ricordare che s’impegnò molto in favore dell’integrazione con le culture locali invece dell’imposizione di una cultura occidentale; trasferì la sede della Specola Vaticana a Castelgandolfo nel 1935 e fondò, nel 1936 con il motu proprio Multis solaciis , la Pontificia Accademia delle Scienze con sede presso la Casina Pio iv nei giardini vaticani; avviò la Radio Vaticana e istituì la Pontificia Facoltà teologica della Sardegna, a Cuglieri, con la costituzione apostolica Nostrarum partem del 5 agosto 1927, prima facoltà teologica italiana extra urbem .

Emerge, dunque, la sollecitudine pastorale di Papa Ratti che si coniuga efficacemente con una propensione culturale e un’indiscussa attenzione verso la modernità. Emblematica in tal senso appare l’enciclica “Rerum Ecclesiae” (1926), che manifesta attenzione verso i mutamenti sociali, orientando la sua opera, sul piano internazionale, alla promozione del clero e degli episcopati indigeni in terris missionum , con un rinnovato impulso alle missioni e al radicamento cattolico al di fuori dell’Europa, in particolare verso la Russia e l’Oriente cristiano, grazie a un’audace Ostpolitik ante litteram.

Auspico, perciò, che questi appuntamenti di studio e di approfondimento, supportati da una considerevole documentazione disponibile dotata di grande valore storiografico, contribuiscano ad aprire numerosi altri cantieri di ricerca che aiuteranno a ricostruire ulteriormente il vero volto di Papa Ratti, pastore della Chiesa e uomo di raffinata sensibilità culturale.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

14 dicembre 2018

NOTIZIE CORRELATE