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Memoria, speranza e testimonianza

· Un anno fa la visita di Francesco in Corea ·

“È già passato un anno dalla visita in Corea di Papa Francesco, che ha recato un messaggio di amore e di pace durante i suoi cinque giorni di permanenza”. Così il cardinale Andrew Yeom Soo-jungm, arcivescovo di Seoul, ricorda le 100 ore trascorse nel Paese asiatico dal Pontefice, il quale ha sottolineato tre parole chiave durante il suo viaggio: memoria, speranza, testimonianza. 

La visita di Francesco — figura simbolica di povertà e amore per il prossimo — non è stata, secondo il porporato, solo una grande opportunità per la Corea, ma per tutta l’Asia nordorientale. “Per il popolo coreano, che soffre veramente per varie difficoltà, è stata una festa di gioia e condivisione. Il messaggio di gioia che ci ha portato ha dato frutti preziosi in tutta la Corea. In questo anno il numero dei battesimi ha raggiunto la cifra di 124.748, con un aumento di circa il cinque per cento. Una tale ripresa, dopo il calo continuo dal 2010, è stata generalmente interpretata come effetto Francesco”. La Chiesa di Corea ricorda l’emozione, l’ottimismo e la speranza suscitati nei cuori dei tanti che hanno assistito o preso parte a quelle giornate. “Ora dobbiamo capire — conclude il cardinale — il vero significato e la spiritualità che si trovano racchiusi negli insegnamenti del Pontefice”.

Intanto l'arcidiocesi di Seoul ha reso noto che una targa di pietra — alta un metro e larga 1,7 — sarà collocata in piazza Gwanghwamun, per ricordare la storica visita compiuta dal Pontefice dal 14 al 18 agosto 2014. La cerimonia di scoprimento avverrà il prossimo 23 agosto. In tal modo, il luogo in cui Francesco celebrò la messa per la beatificazione di Paul Yun Ji-chung e dei suoi 123 compagni martiri, lo stesso in cui molti cattolici coreani furono assassinati per la loro fede, diventerà un luogo di pellegrinaggio, che simboleggia la libertà e l’uguaglianza.

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15 settembre 2019

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