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Tra le macerie
a nome del Papa

· ​I vigili del fuoco vaticani ad Amatrice ·

«Ringrazio il Papa che ci sta vicino dandoci la forza» ha detto il sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi, dopo le commosse parole che il Pontefice ha pronunciato mercoledì mattina 24 agosto, durante l’udienza generale, ricordando le vittime del terremoto che ha sconvolto il centro Italia. E il segno tangibile della vicinanza di Francesco si è avuto immediatamente ad Amatrice quando lo stesso pomeriggio, alle 16.30, è arrivata dal Vaticano una squadra di Vigili del fuoco pronta a mettersi a disposizione per aiutare le operazioni di soccorso. «La situazione che abbiamo trovato — ci spiega il coordinatore della squadra, il geometra Orlando Latini — è drammatica, un vero inferno: la città è completamente rasa al suolo. Sembra di vivere dentro una guerra, ma qui è peggio, perché la guerra qualche casa la risparmia, invece qui ci sono solo cumuli di macerie».

Sono arrivati in sei, dopo essersi registrati presso il comando dei vigili del fuoco organizzato a Rieti per coordinare gli aiuti, e subito sono stati inviati a Casale, un piccola frazione del comune, dove hanno cominciato il loro lavoro di ricerca dei superstiti, di recupero delle vittime, di smassamento di macerie e di messa in sicurezza dei brandelli di case pericolanti. Hanno lavorato tra i detriti fino alle 21.30 per poi andare a collaborare all’allestimento della tendopoli. Quindi di nuovo tra le rovine, questa volta nel centro di Amatrice, nella corsa contro il tempo per trovare qualche segno di vita sepolta sotto la distruzione. E nella pena del ritrovamento di numerosi cadaveri, anche un segno di speranza: «un bambino di 3 anni — ci racconta Latini — che siamo riusciti a estrarre miracolosamente vivo. Con lui, purtroppo, abbiamo recuperato anche la sua famiglia: il papà, la mamma e la sorellina di 10 anni. Loro non ce l’hanno fatta...». I due bambini, ci spiega, «dormivano nella stessa stanza. Ed è incredibile che il piccolino sia riuscito a sopravvivere». Hanno lavorato duramente fino alle 3 di mattina e, dopo essersi concessi un paio d’ore di riposo dentro la loro jeep, già alle prime luci di giovedì sono tornati tra la macerie. «Naturalmente — aggiunge il coordinatore della squadra vaticana — siamo chiamati anche a dare un supporto morale. La gente è scioccata, chi ritorna davanti alla propria casa distrutta spesso scoppia in un pianto dirotto e noi proviamo a dare loro almeno qualche parola di conforto». Con loro, tra l’altro, i vigili hanno portato anche molti rosari e immagini con la benedizione del Papa che hanno consegnato ai sacerdoti presenti sul territorio per distribuirli alla popolazione così duramente colpita.

Intanto dal Vaticano, giovedì è partita in aiuto anche una squadra della Gendarmeria (sei gendarmi e un ufficiale), mentre il Corpo della Guardia Svizzera ha organizzato una raccolta di sangue per contribuire a fronteggiare l’emergenza. E medici e infermieri dei servizi sanitari, che hanno già dato la loro disponibilità a recarsi nei luoghi del terremoto, sono in attesa di ricevere indicazioni dalla protezione civile italiana.

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15 dicembre 2019

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