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​Tra le dita stringeva
quella piccola matita

· ​E' morta suor Nirmala per dodici anni superiora generale delle missionarie della carità ·

Il mondo ha conosciuto suor Nìrmala per un piccolo gesto di tenerezza durante il funerale di madre Teresa a Calcutta, quando le carezzò il viso e poi congiunse le proprie mani nel segno della preghiera. Il mondo l’ha conosciuta quando l’ha vista camminare, da sola, qualche metro dietro il corpo della «sua» Teresa, lungo le strade di Calcutta piene di donne e uomini, non cristiani, accorsi per dire grazie a chi per loro era stata una madre.

Suor Nìrmala Joshi — morta a Calcutta il 23 giugno, a ottantun’anni — è stata per dodici anni, dal 13 marzo 1997 al 27 marzo 2009, la superiora generale delle missionarie della carità, la congregazione fondata nel 1950 da madre Teresa. «Se Dio ha potuto trovare qualcuno piccolo come me, allora vuol dire che può trovare qualcuno ancora più piccolo» disse madre Teresa a chi le chiedeva chi fosse suor Nìrmala, il cui nome nella lingua del Bengala significa «purezza». Nel capitolo generale le suora non tennero conto che la nuova superiora aveva contratto una forma inguaribile di malaria endemica e che avrebbe sempre sofferto di febbri altissime. Proprio la malattia, ebbe a confidare Nìrmala, «era la risposta al pensiero dominante con le sue esagerate esigenze di presunte perfezioni».
Non voleva essere chiamata «madre», come le sarebbe spettato. E telo spiegava così: «Riconosco solo tre madri: la Vergine Maria, la mia mamma naturale e Teresa». Con lei, poi, era impossibile imbattersi in ragionamenti lunghi e complicati: era di poche, essenziali, parole. Di più, sembrava quasi che le parole non le fossero necessarie e così le usava bruscamente, come se fosse costretta. Ma la sua era sempre una voce freschissima, da ragazzina. Questo suo stile scabro non aveva però nulla a che fare con la paura. Lo si vide bene alla vigilia del funerale di madre Teresa, quando un’«orda» di giornalisti invase la casa madre della congregazione per strapparle una dichiarazione sulle entrate economiche e sulle posizioni riguardo ad aborto e contraccezione. Nìrmala non si scompose e rispose con fermezza, spiazzando l’arroganza dei suoi interlocutori: «Continueremo a servire Gesù nei poveri e ad adorarLo nell’Eucaristia, niente cambierà. Madre Teresa continuerà a pregare per noi, a essere con noi. L’aborto resta un omicidio ed è contro Dio». E si congedò consegnando a ogni giornalista una medaglietta della Madonna con l’invito schietto, semplice, materno: «Pregate».
Quando la costringevi a parlare di sè, teneva tra le dita una piccola matita consumata: quasi ci giocava per vincere la timidezza. In un’epoca di «realtà virtuali», quella matita assurgeva quasi a simbolo della concretissima «rete» di carità accesa da madre Teresa. Già al primo incontto era come se la conoscessi da sempre: sorella, mamma «sempre accanto anche a mille chilometri di distanza!». Ti «riconosceva», anche se non ti aveva mai visto prima. Andava sempre dritta all’essenizale e quando ti assicurava che saresti rimasto nelle sue preghiere, eri certo che sarebbe stato così. Per sempre. Tanto che volle visitare la redazione de «L’Osservatore Romano», il 7 maggio 1998, espressamente «per conoscere le donne e gli uomini che facevano il giornale del Papa così da poter pregare ancora meglio e ancor di più per loro». Era il suo modo di essere. Come ebbe a confermare frère Roger: quando fu lui a venire in redazione, un anno dopo, informato dalla visita di suor Nìrmala, onfidò che avrebbe voluto avere la sua capacità di pregare di quella piccola donna che Gesù ha chiamato da lontano, da una famiglia neppure cristiana».

di Giampaolo Mattei

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