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Un cinese
a Roma

· Il gesuita Fan Shouyi ·

Anticipiamo stralci di un articolo che sarà pubblicato sul prossimo numero della «Civiltà cattolica». 

Molti hanno familiarità con la storia di missionari come Matteo Ricci (1552-1610), che servirono da ponte culturale tra la Cina e l’Occidente. Non soltanto, infatti, essi fecero conoscere la cultura occidentale e il cristianesimo in Cina, traducendo, in collaborazione con letterati cinesi, importanti opere di filosofia, teologia e scienza, ma fecero conoscere anche la Cina all’Occidente, attraverso lettere, notizie, libri, e in particolare con la traduzione latina dei libri confuciani nel Confucius Sinarum Philosophus (1687). Negli ultimi trent’anni però gli studiosi hanno cominciato a sottolineare il ruolo di alcune persone e di alcune comunità locali cinesi in questo processo di trasmissione culturale. E vorremmo in particolare sottolineare la vita e il ruolo di Fan Shouyi (1682-1753), cinese cristiano che è vissuto e ha studiato in Europa per dieci anni (1708-18), dove è anche diventato sacerdote, e che è stato il primo cinese a scrivere le proprie impressioni sull’Europa e sulle Americhe. Nella sua duplice veste di suddito cinese dell’imperatore Kangxi e di sacerdote gesuita, Fan Shouyi s’impegnò a fare il proprio dovere di religioso e di politico nei tempi difficili della Controversia dei riti cinesi.

A causa della mancanza di informazioni sull’ambiente familiare di Fan e sulla prima parte della sua vita, si è spesso pensato che si fosse convertito al cristianesimo grazie al gesuita piemontese Antonio Provana (1672-1720). Tuttavia, un rapporto occidentale della missione cinese, trovato recentemente negli Archivi della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli (Archivio storico «De Propaganda Fide», Apf), a Roma, ci offre preziose informazioni sull’ambiente cristiano della sua famiglia e sulla prima parte della sua vita. Il padre di Fan non era battezzato, ma la madre apparteneva a un’antica famiglia cristiana di Jiangzhou, e così Fan Shouyi fu battezzato poco dopo la sua nascita. La famiglia fu colpita di nuovo da una disgrazia, perché pochi anni dopo morì anche la madre di Fan. Così, all’età di dieci anni, egli rimase orfano di entrambi i genitori e venne affidato alla cura degli zii materni, che amministravano anche i beni del padre morto. Gli zii erano con ogni probabilità cristiani, e così Fan Shouyi, contemporaneamente alla sua istruzione ufficiale, deve aver ricevuto anche un’educazione cristiana. Secondo il documento dell’Apf, i due zii chiesero al sacerdote piemontese Filippo-Felice Carrocci (1646-95) di accogliere Fan Shouyi nella sua comunità e di prendersi cura di lui. Il documento non spiega la motivazione degli zii: essi possono aver scoperto nel ragazzo particolari attitudini allo studio e aver deciso di affidarlo a un sacerdote gesuita. Questo potrebbe essere accaduto attorno all’anno 1694, quando Carrocci giunse a Jiangzhou. Nel 1695 Carrocci, non ancora cinquantenne, morì. Così l’anno seguente giunse a Jiangzhou il p. Provana, nativo di Nizza (a quel tempo appartenente al regno del Piemonte), per ricoprire la carica rimasta vacante. P. Provana incontrò così, nella chiesa di Jiangzhou, Fan Shouyi, che aveva allora quattordici anni. Come vedremo, essi divennero collaboratori e amici nei 25 anni che seguirono, fino alla morte di Provana, avvenuta nel 1720. Il documento Apf menziona i compiti svolti da Fan Shouyi come traduttore, catechista e compagno di Provana nelle sue missioni, che abbracciavano una vasta area, specialmente da quando, negli anni 1699-1701, gli vennero affidate le tre province di Shanxi, Shaanxi e Henan. Fan Shouyi aveva acquistato una conoscenza profonda dei classici, poiché poté spiegare a Provana i riferimenti che i letterati cinesi facevano spesso ad essi. In alcune città p. Provana costruì chiese, mentre a Taiyuan restaurò la chiesa che era stata costruita dal gesuita fiammingo Michel Trigault (1602-77). Fan Shouyi avrebbe aiutato p. Provana ad ottenere dalle autorità cinesi i permessi necessari, sviluppando così il suo talento per le mediazioni, che sarebbe stato molto utile poi nel trattare con le corti della Cina e dell’Europa.
Nel febbraio 1709 giunsero a Roma, dove furono ricevuti da papa Clemente XI (1649-1721). Qui Fan sentì la vocazione a farsi gesuita. Aveva 27 anni e aveva vissuto già quindici anni con i gesuiti. Come possiamo leggere dal suo rapporto di viaggio, il Shenjianlu (rapporto su ciò che io ho visto personalmente, 1721), fu profondamente colpito dalla civiltà occidentale e dalle istituzioni culturali e sociali del cristianesimo, in particolare dal sistema educativo, dalle biblioteche e dalle università.
Il 15 dicembre 1709 Fan Shouyi entrò nel noviziato dei gesuiti a Roma. I due anni di noviziato avrebbero comportato una sua separazione da Provana. Dal 1712 al 1714 egli studiò latino e filosofia a Milano, e dal 1715 al 1717 teologia a Torino. Con questi sei anni di formazione accademica, egli si aprì alla ricchezza del sapere filosofico e teologico e procurò una profonda base intellettuale alla sua fede cristiana. Mentre Fan Shouyi studiava a Milano e a Torino, Provana viveva in queste città, anche se non nella stessa casa, e così poté aiutare il suo allievo, e garantire che il giovane fosse preparato per l’ordinazione sacerdotale, che ebbe luogo nel 1717. Dopo il fallimento della delegazione di Mezzabarba, Fan Shouyi continuò il suo servizio come sacerdote nel nord della Cina. Morì all’inizio del 1753 e fu sepolto nel cimitero cattolico di Zhalan, vicino alle tombe di Matteo Ricci e di altri gesuiti. L’iscrizione sulla sua lapide menziona i suoi 33 anni di servizio alla missione e i 44 anni nella Compagnia di Gesù. Il disegno della lapide riflette la sua doppia identità: da una parte, il dragone, che simboleggia la lealtà al suo Paese; dall’altra, la croce, che simboleggia la sua fede cristiana.

di Thierry Meynard

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