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Tra i terremotati di Concepción per portare la solidarietà del Papa

· La quarta giornata della visita del cardinale Bertone in Cile ·

Tra le rovine di Concepción per portare il conforto e l'incoraggiamento di Benedetto XVI. È il senso della quarta giornata della visita del cardinale Tarcisio Bertone in Cile, interamente trascorsa in questa illustre città cilena tra le più colpite dal terremoto dello scorso febbraio.

Il segretario di Stato, lasciata Punta Arenas, è giunto all'aeroporto di Concepción a inizio mattina di venerdì 9. Dopo una breve cerimonia di accoglienza si è recato direttamente in cattedrale dove ha celebrato la messa, alla quale hanno preso parte tra gli altri gli arcivescovi Ricardo Ezzati Andrello, di Concepción, e Giuseppe Pinto, nunzio apostolico in Cile. Trasmessi i sentimenti di vicinanza del Papa, la sua esortazione a guardare avanti con fiducia e il suo invito a restare uniti nello sforzo per la ricostruzione, il cardinale ha ricordato il significato della resurrezione di Cristo. L'ha inserita nel mistero della morte che diviene occasione per scoprire la forza dell'amore salvifico. Prendendo poi spunto dal brano del Vangelo che descrive la pesca miracolosa, il porporato ha ribadito il ruolo della Chiesa missionaria, cioè quello di distribuire «il pane e i pesci che riceve dalle mani del Signore, creando vincoli di solidarietà e di fraternità tra gli uomini e, soprattutto, offrendo il Pane di vita eterna e il Calice della salvezza eterna». Per fare ciò la Chiesa si avvale dei presbiteri. «Preghiamo insistentemente per i nostri sacerdoti — ha chiesto ai fedeli il cardinale Bertone — e ringraziamo Dio per il dono che hanno ricevuto a beneficio di tutto il popolo cristiano e di tutta l'umanità. Aiutiamoli con le nostre preghiere a passare dalla mera amministrazione dei compiti pastorali a una decisa azione missionaria, che apra porte e finestre affinché molti, oggi allontanatisi, possano tornare con amore al gregge di Cristo. Aiutiamoli a passare dall'impegno per la propria comunità alla comunione reale con tutti i membri, gruppi e comunità ecclesiali, anche al di là dei confini diocesani. Aiutiamoli a passare dalla mera preoccupazione per le attività all'accompagnamento sereno delle persone che Dio ha posto lungo il loro cammino di vita. Aiutiamoli affinché all'obbedienza sommino la fiducia filiale nel proprio vescovo. Così potranno esercitare essi stessi un'autorità esemplare sul Popolo di Dio, un'autorità colma dei sentimenti di Cristo, il Buon Pastore».

«Se la Chiesa perde questo entusiasmo missionario — ha proseguito — se smette di predicare Gesù Cristo Risorto e di offrire il suo Corpo e il suo Sangue, persino a coloro che lo rifiutano, non ha ragione d'essere. Il migliore tesoro che la Chiesa può offrire al Cile in questo anno del bicentenario della sua indipendenza è Gesù Cristo. Il miglior servizio che gli può prestare è portargli la luce della sua Parola, la grazia dei sacramenti e la forza della sua carità». È quello che intende fare per i cileni continuando a seminare nei loro cuori l'amore per Cristo, senza lasciarsi distrarre dai toni roboanti delle sfide che si presentano nella quotidianità. Anzi la Chiesa affronta le difficoltà in maniera diretta e decisa per riaffermare il messaggio d'amore di cui è portatrice.

Un concetto che il segretario di Stato aveva già rilanciato giovedì pomeriggio a Punta Arenas, al termine della visita al museo etnico della Patagonia, rispondendo alle domande di un'agenzia di stampa, ancora una volta sul tema degli abusi sessuali. «È la Chiesa che non nasconde i suoi peccati» ha detto Bertone; mentre tutto ciò che accade altrove «resta nascosto. E questo è molto grave». Deve essere «una sfida per gli Stati — ha aggiunto — ma anche per tutte le categorie di persone» e dunque ovunque si commettono o si sono commessi questi atti «si deve reagire».

«Nessuna istituzione ha fatto tanto come la Chiesa — ha poi precisato — per conoscere e combattere tale realtà, a partire da un progetto di vita che sia rispettoso della dignità di ogni persona, soprattutto del bambino».

Al termine della messa il cardinale ha raggiunto la sede dell'università cattolica della Santísima Concepción, dove ha incontrato gli studenti e il personale docente. Nel discorso pronunciato nell'ateneo ha innanzitutto voluto ricordare le vittime del sisma e quanti continuano a soffrire per la grave situazione che oggi devono affrontare. Per tutti costoro ha rinnovato i sentimenti di solidarietà e la vicinanza del Papa. Soffermandosi poi sulle rovine causate dal terremoto nella loro «dinamica e laboriosa città» il porporato ha evidenziato come il Cile sia una terra che già da tempo deve confrontarsi con gravi catastrofi naturali. Ma proprio per questo ha già avuto modo di sperimentare quello che significa la solidarietà nello sforzo per la ricostruzione. In questa opera sarà di sicuro sostegno «la grande tradizione religiosa della nazione — ha aggiunto —, il fermento spirituale delle popolazioni e un'attiva vita cristiana». Una certezza, quella espressa dal cardinale, che affonda le radici nell'esemplarità di figure rilevanti «per la storia, per la cultura e per la Chiesa in Cile». «Questa luminosa eredità spirituale — ha concluso — riscoperta e alimentata, non può che rappresentare un punto di riferimento sicuro per continuare nell'impegno per il bene comune, nel servizio reso a tutti e nel consolidamento di un progresso giusto e armonico».

Nel pomeriggio il trasferimento in macchina a Talcahuano per visitare il villaggio Libertad e benedire la ricostruita cappella di Nuestra Señora de la Paz. Lungo la strada il cardinale si è fermato alcuni momenti per salutare un gruppo di giovani che lo attendevano per mostrargli la statua di san Giovanni Bosco ai piedi della quale sono soliti riunirsi.

Durante la cerimonia della benedizione della cappella il cardinale ha confessato ai fedeli presenti di provare gli stessi sentimenti che provava quando arcivescovo di Vercelli e di Genova, durante le visite pastorali si trovava nel cuore delle comunità parrocchiali alle quali si presentava come testimone di Cristo e messaggero della buona notizia della sua resurrezione. Riferendosi poi al momento specifico che stavano vivendo il cardinale ha detto di essere consapevole degli sforzi che sono stati necessari per realizzare la cappella e l'annesso centro dedicato a san Damiano di Molokai «esempio vivo di amore verso Dio e verso i fratelli». Si tratta, ha aggiunto, «di segni luminosi che invogliano tutti a edificare continuamente la vita personale, familiare e sociale fondandola su Cristo». Opere che «sono andate aumentando grazie alla solidarietà e alla fraternità mostrata da tanti». Da qui l'augurio di continuare «a crescere anche nella fede, nella speranza e nella carità al seguito del Cristo, nostro maestro». In questi sforzi li seguirà da vicino Benedetto XVI i cui sentimenti nei loro confronti sono stati espressi dal cardinale Bertone. Il Papa «ha nel cuore questi luoghi — ha detto — e tutti i loro abitanti, in particolare quanti hanno sofferto per il recente terremoto e per le sue gravi conseguenze».

Conclusa la cerimonia il segretario di Stato è partito alla volta di Santiago dove in nunziatura trascorre la notte. La giornata di sabato sarà dedicata alla visita a due santuari. In mattinata a quello di Auco, dedicato a santa Teresa de Los Andes; nel pomeriggio, poi, il segretario di Stato celebrerà la messa nel santuario di sant'Alberto Hurtado, dove tra l'altro incontrerà le comunità di vita consacrata e i superiori e le superiore maggiori del Paese.

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