Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Tra i colori delle chiese di legno
nell’arcipelago di Chiloé

La cosa che maggiormente colpisce delle meravigliose chiese in legno disseminate per l’arcipelago di Chiloé (che si trova dinnanzi alla costa meridionale del Cile) sono i colori.

L’Iglesia  de Nuestra Señora  del Patrocinio a Tenaún

Gli spagnoli presero possesso di Chiloé nel 1567, cinque anni dopo che un’epidemia di vaiolo ne aveva decimato la popolazione. Costruite tra il Settecento e il primo Novecento (la gran parte, dunque, quando il Cile apparteneva alla Spagna) le chiese sono un incredibile esempio di produzione meticcia: rappresentano, infatti, la fusione della cultura religiosa europea con abilità e tradizioni delle popolazioni native. Al di là delle sedici elette dall’Unesco, iglesias e capillas arricchiscono, rendendolo assolutamente unico, il panorama dell’arcipelago. Alcune sono presenti lungo le strade (per lo più non asfaltate), altre sorgono in mezzo ai campi, altre ancora al centro o ai margini dei centri abitati. Quelle più suggestive, però, spuntano a picco o in riva al mare, tra rocce sferzate dal vento, acque minacciose e percorsi sterrati: come abbiano fatto, secoli fa, i gesuiti ad arrivare in questi inospitali lembi di terra resta davvero un mistero. Quasi tutte costruite nello stesso stile, alcune sono straordinarie già da fuori, altre si caratterizzano perché inserite in splendidi contesti paesaggistici, mentre tutti gli interni sono assolutamente inconsueti se comparati con quelli delle chiese occidentali.

Dicevamo dei colori, accesi e brillanti, che caratterizzano chiese e cappelle di Chiloé. La tonalità più diffusa è quella del blu, azzurro, celeste e indaco in tutte le sfumature e gradazioni, ma non mancano altri colori sgargianti: si va dal giallo luminoso della chiesa di San Francisco a Castro, al rosso di quelle di Caguach (raggiungibile solo dopo un lungo percorso in barca) e di San Juan Bautista. E ancora, il verde smeraldo di Colo, l’oro di Aldachildo, l’arancione, il lilla, il color salmone intenso o il verde pisello della miriade di cappelline disseminate nell’arcipelago.

Fin dal XVII secolo furono i gesuiti a farsi carico dell’evangelizzazione delle comunità che abitavano queste isole: il sistema era quello della missione circolare. Durava dai tre ai sei mesi, e consisteva, di fatto, nel percorrere un totale di quattromila chilometri su piroga o a piedi. Poiché i religiosi dovevano visitare un territorio non solo ampio ma anche difficilmente accessibile (per la conformazione naturale del territorio e il clima avverso), la permanenza dei missionari in ogni cappella durava solo un paio di giorni. Per poter contare su più sacerdoti fu richiesto allora al re di Spagna di concedere la presenza di gesuiti di nazionalità diversa da quella della madrepatria. Accordato il permesso, arrivarono religiosi da varie parti d’Europa, specie da Baviera, Ungheria e Transilvania. Furono questi, nel XVIII secolo, a dare notevole impulso alla costruzione di chiese dalla struttura duratura. Importante fu anche il contributo dei carpentieri locali che si avvalsero di materiali e tecniche specifiche, molte delle quali legate alla costruzione delle navi. A seguito dell’espulsione dei gesuiti nel 1776, l’opera missionaria passò ai francescani.

Delle oltre quattrocento chiese costruite in questi secoli molte non hanno resistito al passare del tempo, crollate, bruciate o demolite, mentre altre si sono mantenute per quasi trecento anni. Con fondi locali, tante sono state da poco restaurate, o sono attualmente in restauro. Su barca e fuoristrada, meritano una visita.

di Giulia Galeotti

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

21 gennaio 2018

NOTIZIE CORRELATE