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Tra gente che non si arrende

«Oggi io sono fra voi per confermarvi l’affetto di tutta la Chiesa e per testimoniare a ciascuno la mia vicinanza e il mio incoraggiamento per il cammino che ancora resta da fare nella ricostruzione». È stato lo stesso Papa Francesco a spiegare la sua presenza domenica 2 aprile, nel territorio della diocesi di Carpi, epicentro di un violento sisma che il 20 e il 29 maggio 2012 devastò l’Emilia: due scosse fortissime che provocarono ventisette morti, duemila sfollati e danni ingentissimi, con la perdita di migliaia di posti di lavoro. Lo ha fatto durante l’incontro con le popolazioni colpite da quel terremoto, a Mirandola, al termine di una giornata intensa, contrassegnata da tanta commozione e dal ricordo di quanti non ci sono più, ma anche da forti richiami a guardare al futuro con speranza, senza arrendersi dinanzi alle difficoltà, per non lasciarsi sopraffare dalle «macerie della vita».

Del resto qui c’è gente che non molla facilmente. Lo ricorda l’impresa di Dorando Pietri, il maratoneta carpigiano che all’olimpiade di Londra del 1908, esausto per lo sforzo, non si arrese alla fatica e per primo tagliò il traguardo, barcollante, sostenuto da alcuni giudici. L’aiuto gli costò la squalifica, ma le immagini della sua impresa sono diventate un simbolo. A Mirandola le cicatrici del sisma appaiono più evidenti. Per questo il vescovo Francesco Cavina ha voluto che il Papa venisse qui. E così nel pomeriggio, lasciata Carpi, il Pontefice ha percorso i ventitré chilometri che separano i due centri, gli ultimi in papamobile, salutato dall’entusiasmo della gente che affollava le strade, raggiungendo la piccola piazza su cui si affaccia il duomo, ancora inagibile. Qui è stato accolto dal sindaco, Maino Benatti, e dal parroco, don Flavio Segalina. Il primo gesto del Pontefice — accompagnato da alcuni vigili del fuoco — è stato quello di entrare nel tempio, puntellato da fitte impalcature, e percorrere l’intera navata centrale per deporre sull’altare maggiore un mazzo di fiori, «in memoria di quelli che ci hanno lasciato nel terremoto», ha detto subito dopo dal palco di piazza della Conciliazione.

Nel discorso — durante il quale ha riconosciuto il coraggio e la tenacia di questa gente, esempio di coraggio nelle avversità — Francesco ha ricordato la visita del suo predecessore Benedetto XVI all’indomani del sisma. E certo la presenza di due Pontefici in un tempo così ravvicinato in una Chiesa piccola e periferica è testimonianza di una sollecitudine particolare. Il terremoto cinque anni fa non risparmiò il patrimonio ecclesiastico, con il novanta per cento delle strutture danneggiate e solo tre chiese agibili. A oggi gli edifici ristrutturati sono diciassette, di cui otto luoghi di culto e tra questi la cattedrale di Santa Maria Assunta a Carpi, riaperta appena otto giorni fa, il 25 marzo. E ieri, nel suo saluto al Papa, monsignor Cavina ha annunciato che i lavori di ristrutturazione del duomo di Mirandola potranno iniziare entro l’estate. Una notizia tanto attesa, accolta con un fragoroso applauso.

dal nostro inviato Gaetano Vallini

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