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Tra fede e storia

Lunedì 15 aprile 2019, 18.50. Le fiamme rosseggianti abbracciano e avvolgono Notre-Dame. Notre-Dame: la nostra casa, la casa di tutti, credenti e non credenti, verso la quale convergono ogni giorno, ogni anno, milioni di persone. Nostra Madre, la Madre di tutti, ai piedi della quale ognuno deposita le proprie preghiere, le proprie gioie, i propri pensieri, le proprie speranze e sofferenze. Notre-Dame, crocevia della Francia cristiana, crocevia dell’Europa, del mondo che brucia. È il tempio della fede, ma anche dell’incontro, della storia e della civiltà di ogni tempo a essere colpito. Incollato ai social media, il mondo si scopre impotente e affida la sorte della nostra Casa alle mani di un pugno di uomini valorosi, i pompieri dell’umanità che ci piacerebbe mandare a spegnere e domare le altre fiamme che bruciano il mondo. E io penso: Notre-Dame, tu che sorgi ai piedi della colonna del transetto destro, su di te piovono ceneri e braci. L’organo che annunciava ogni domenica la celebrazione di tuo figlio morto e risuscitato tace. Solo il crepitio delle travi di legno ardenti turbano il silenzio nel quale è piombata la tua Casa. È Quaresima. L’inizio della passione, della Settimana santa. Ma da fuori ti arrivano in questo momento triste le Ave Maria intonate da una folla innumerevole e raccolta, quella delle grandi feste, quella delle feste della fede. Più le fiamme si alzano, più i canti sono pregni di dolore e di speranza. Un rosario cantato in ginocchio, tutte le generazioni insieme, nelle strade della città. È lo spogliamento, è il tempo dell’umiltà e delle lacrime che solcano i visi. Tutti gli sguardi sono rivolti a te, divenuta centro del mondo e ciascuno si ricorda che questo grande tempio ospita la fede di tutti noi. «Questa cattedrale la ricostruiremo insieme» si è impegnato solennemente il presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron. Questo è il nostro auspicio e la nostra certezza. Ricostruire insieme per poter dire che nessuna fiamma potrà mai distruggere quello che ciascuno porta nel proprio cuore e che ci unisce.

di Jean-Michel Coulet

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