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Tra eutanasia
e accanimento terapeutico

· La Corte europea per i diritti dell’uomo sulla dolorosa vicenda di Vincent Lambert ·

Igor Mitoraj, «Testa Addormentata» (1994, Canada Square, Londra)

«Non si può parlare di vittoria e nemmeno di soddisfazione. Queste parole sarebbero estremamente inopportune in una situazione così drammatica sul piano umano» ha dichiarato Jean Leonetti aggiungendo: «faccio fatica ad accettare che si possa insinuare che io voglia eliminare le persone inutili mentre io mi sono sempre battuto contro l’eutanasia e contro il diritto alla morte». Così si esprime il deputato in un’intervista rilasciata al quotidiano francese «La Croix» immediatamente dopo il pronunciamento della Corte europea per i diritti dell’Uomo (Cedh) sul caso Lambert il 5 giugno scorso. Lo scrive Ferdinando Cancelli aggiungendo che la Corte, chiamata a esprimersi sulla decisione del Consiglio di Stato del 24 giugno 2014 che autorizza la sospensione di idratazione e alimentazione di Vincent Lambert, trentottenne francese oggi in stato vegetativo dopo un incidente della strada avvenuto il 29 settembre 2008, ha reso noto che la legge francese vigente «costituisce un quadro legislativo sufficientemente chiaro per inquadrare in modo preciso la decisione dei medici in una situazione come questa» e che la decisione del Consiglio di Stato «costituisce una “non violazione” dell’articolo 2 (diritto alla vita) della Convenzione europea per i diritti dell’uomo». In altre parole la Corte afferma che la decisione presa dal dottor Kariger già tra 2013 e 2014 dopo aver consultato la famiglia e vari colleghi secondo la “procedura collegiale” prevista dalla legge Leonetti, decisione sul cui cammino di attuazione si è innestata una complessa battaglia legale che ha diviso e divide i membri della famiglia Lambert, non ha nulla a che vedere con l’eutanasia ma piuttosto rappresenta la sospensione di una obstination déraisonnable, quella che alcuni chiamerebbero “accanimento terapeutico”.

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