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​Tra disagio e partecipazione

· ​Seminario internazionale sulla situazione giovanile ·

Impegno politico, identità, migrazioni, luoghi di formazione e crescita. Sono alcuni dei temi sviluppati nel corso del seminario internazionale sulla situazione giovanile che si svolge a Roma dall’11 al 15 settembre. Promosso dalla segreteria generale del Sinodo dei vescovi in vista della quindicesima assemblea generale ordinaria, in programma nell’ottobre 2018, l’incontro approfondisce alcuni aspetti delle problematiche e delle potenzialità dei giovani.

Ai luoghi che plasmano le nuove generazioni e al loro disagio, paragonato a un grido inascoltato, ha dedicato il suo intervento Chiara Amirante, fondatrice della comunità Nuovi orizzonti. A suo giudizio, i segni di tale disagio sono «frutto dei tanti veleni» di cui, «per lo più inconsapevolmente, si nutrono» i giovani. Se fino a pochi anni fa «l’identità era una costruzione certa, dove continuità e coerenza non venivano» spesso messe in discussione, oggi i ragazzi «sono al centro di processi di negoziazione e rinegoziazione all’interno dei quali si trovano spesso a scegliere da soli». Tale incertezza deriva da «condizioni strutturali e globali ma si manifesta nelle relazioni umane e sociali, traducendosi in identità frammentate, narcisiste e precarie». Si tratta, ha aggiunto, di identità «costituite da immagini e discorsi sociali fluttuanti che ogni individuo deve afferrare al volo utilizzando strumenti e capacità proprie». Quanto più la società si globalizza e si decontestualizza, «impedendo al soggetto di possedere dei punti di riferimento solidi e certi», tanto più il concetto di identità diventa «indistinto e complesso». Pertanto, le due facce dell’identità del soggetto, cioè personale e sociale, trovano «con difficoltà orientamento e direzione».

Dell’impegno politico dei giovani, secondo l’esperienza latinoamericana e in particolare argentina, ha parlato poi Angela Cristina Calvo, dell’università di Buenos Aires. Per la loro freschezza e idealismo caratteristici, ha sottolineato, i giovani hanno la spinta e lo spirito creativo per imprimere processi partecipativi di cambiamento politico e sociale a favore del bene comune. Attualmente, ha aggiunto, essi sono generalmente caratterizzati dal punto di vista politico come “apatici”, “indifferenti” in confronto alle generazioni precedenti. Tuttavia, di fronte alle nuove tecnologie e inquietudini, esigono nuovi canali di partecipazione e nuove forme di guida, fondate su valori di trasparenza, orizzontalità, flessibilità, collaborazione e partecipazione, tanto in luoghi di progettazione come di decisione. Per i giovani di oggi, quello che è non si può racchiudere nei canoni della rappresentazione politica usuale. Calvo ha poi fatto notare come da alcune inchieste condotte a livello mondiale, i cosiddetti “millennial” o “generazione y” — cioè i nati tra il 1980 e il 2000, che entro pochi anni rappresenteranno il 75 per cento della forza lavoro mondiale — cercano la franchezza e la passione e non la radicalizzazione. E la participazione a cause solidali e organizzazioni sociali li fa sentire forti per trasformare il mondo che li circonda.

Da parte sua, Giulio Michelini ha fatto riferimento ai giovani nella Bibbia, prendendo spunto dalla prima lettera di Giovanni, che esorta ad avere fiducia in loro. Essi infatti, secondo quanto dice la parola di Dio, sono capaci di vincere il male, anche se a volte sono coloro che per primi ne diventano vittime. Naturalmente, quanto si dice di loro nel testo giovanneo può valere anche per i giovani di oggi. D’altronde, la forza che può muovere questa generazione giovanile non è data semplicemente dall’opportunità derivante dall’età anagrafica. La Scrittura dice che serve molto di più. Perché solo così, ha affermato Michelini, si può vincere il male.

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17 settembre 2019

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