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L’esortazione Amoris laetitia
prepara il sinodo

· Intervista con il cardinale Lorenzo Baldisseri ·

C’è un ideale trait d’union tra il recente sinodo sulla famiglia e il prossimo dedicato ai giovani. Lo spiega il cardinale Lorenzo Baldisseri alla vigilia della presentazione del documento preparatorio dell’assemblea sinodale che si svolgerà nell’ottobre 2018 sul tema: «I giovani, la fede e il discernimento vocazionale». In questa intervista all’Osservatore Romano il porporato traccia un primo bilancio dell’applicazione dell’Amoris laetitia, sottolineando che il documento ha riscosso amplissimo consenso e rilevando la continuità con il sinodo sui giovani, racchiusa in tre parole chiave: gioia, discernimento, accompagnamento.

Che bilancio si può fare nell’applicazione dell’Amoris laetitia a quasi un anno dalla sua promulgazione?

Questa Segreteria generale, il 12 maggio scorso, proprio un mese dopo la pubblicazione dell’Amoris laetitia, ha inviato alle conferenze episcopali di tutto il mondo e anche ai singoli vescovi una lettera per chiedere informazioni riguardanti il modo in cui l’esortazione apostolica postsinodale veniva recepita nei diversi Paesi e allo stesso tempo per conoscere le iniziative intraprese per la sua applicazione. Sono arrivate già numerose risposte e continuano ancora ad arrivare. Dalle informazioni ricevute posso affermare in primo luogo che l’Amoris laetitia ha suscitato immenso interesse nella comunità ecclesiale e nel mondo intero, con un’accoglienza molto positiva e un amplissimo consenso, un vero dono fatto alla Chiesa e all’umanità. L’applicazione si sta realizzando a diversi livelli. La pubblicazione del documento, come è noto, è avvenuta nello scorso aprile e si è potuto constatare fin da quel momento come si siano organizzati incontri, convegni, seminari per lo studio e per il suo approfondimento in tutto il mondo. Io stesso sono stato invitato a partecipare a diverse di queste iniziative, sia in Italia che in altri Paesi. Ho tenuto conferenze, incontri di presentazione del documento, relazioni circa lo svolgimento del sinodo e il suo rapporto con l’Amoris laetitia. Posso dire quindi di essere certamente un testimone diretto dell’attenzione e dell’impegno con cui i vescovi guardano all’esortazione apostolica, centrando la pastorale sui valori della famiglia e curando di incarnare nel miglior modo possibile le indicazioni, i suggerimenti, le proposte che in essa sono contenuti.

In concreto, come si sono mossi gli episcopati?

Molti vescovi hanno incontrato il proprio presbiterio per riflettere in profondità gli argomenti e le tematiche che si ritrovano nelle parole di Papa Francesco. Diversi episcopati hanno dato delle indicazioni concrete circa le modalità di applicazione di ciò che il testo propone, in particolare di quanto viene detto nel capitolo sesto, circa le prospettive pastorali, e nel capitolo ottavo, che riguarda l’accompagnamento, il discernimento e l’integrazione delle persone che vivono in situazioni di fragilità. Sono coinvolte in questo lavoro pastorale famiglie, coppie di sposi, giovani, associazioni, movimenti. Si riscontra una ampia produzione di sussidi e materiale informativo di ogni tipo per facilitare la comprensione e la diffusione del documento.

Dunque, la pastorale familiare delle diocesi è riuscita a recepire lo spirito del Sinodo sulla famiglia?

Posso dire che in molte diocesi la ricezione dell’Amoris laetitia, in cui si riflette lo spirito del Sinodo, è positiva e propositiva e se ne riscontrano già i benefici. Sta divenendo uno strumento formidabile di rinnovamento pastorale, come d’altra parte era nell’auspicio dei padri sinodali e del Papa. Si sta effettivamente captando il senso profondo del documento, che vuole essere nella continuità un rinnovamento della pastorale familiare. Infatti un gran numero di sacerdoti e di operatori pastorali si sentono sollecitati dall’invito di Papa Francesco a una riflessione realistica e creativa dal punto di vista pastorale dei contenuti del documento.

Come sono state coinvolte le famiglie?

Tenendo presente soprattutto quanto si afferma nei capitoli quarto e quinto circa l’amore nel matrimonio e nel capitolo settimo circa l’educazione dei figli, si è iniziato a pensare e a programmare itinerari di formazione per la preparazione al matrimonio che vanno al di là degli incontri “ufficiali” previsti per le coppie che decidono di sposarsi; sono stati proposti incontri di accompagnamento per le giovani coppie; ci si è impegnati per coinvolgere sempre più coppie esperte nel compito di avvicinare e accompagnare altre coppie che sperimentano dei momenti di crisi nella loro relazione. In alcune parrocchie sono nati dei gruppi in cui intere famiglie si incontrano periodicamente per pregare insieme, raccontarsi le proprie esperienze, condividere i tanti momenti che sperimentano nella vita quotidiana, confrontarsi sulle difficoltà che vivono per aiutarsi reciprocamente e cercare insieme delle piste di soluzione ai problemi. Certo, siamo solo agli inizi. Il campo delle possibilità circa l’azione pastorale è molto vasto e i nove mesi trascorsi dalla pubblicazione dell’esortazione apostolica sono un tempo troppo breve per individuare e realizzare tutte le potenzialità in essa contenute. Ma in tutti vi è la percezione che è necessario un diverso e rinnovato impegno per sostenere la famiglia nella sua quotidianità; un impegno fatto di accoglienza, vicinanza, accompagnamento, condivisione degli eventi belli e delle fatiche. Sono queste indicazioni efficaci circa le modalità in cui vivere la gioia dell’amore.

Cosa si può rispondere a chi sollecita ulteriori chiarimenti sulle indicazioni pastorali dell’esortazione apostolica?

Sono state già fornite diverse risposte. Si sono espresse anche persone competenti per il loro ruolo e la loro autorità. Si tratta innanzitutto di procedere al fine di rinforzare la famiglia e di assicurare la stabilità del matrimonio e la serenità della vita familiare. Inoltre è importante presentare la bellezza del matrimonio cristiano anche a chi non vive un’unione sacramentale. Lì dove ci si trova in presenza di persone che vengono da una precedente unione fallita, occorre saper distinguere le situazioni, le responsabilità e gli atteggiamenti che esse assumono al fine di procedere gradualmente a una maggiore integrazione nella comunità ecclesiale. A questo proposito è indispensabile un discernimento attento e appropriato per la singola persona, essendo capaci di integrare adeguatamente il rapporto tra la norma e la coscienza. Non penso che ci sia bisogno di aggiungere altro, se non ribadire che tutte le risposte che si richiedono sono già contenute nel testo della stessa esortazione apostolica.

C’è una continuità tra l’esortazione apostolica Amoris laetitia e il prossimo sinodo dedicato ai giovani?

L’Amoris laetitia ha indicato la bellezza e la forza della famiglia, la sua capacità di risposta alle attese presenti nel cuore dell’uomo, l’importanza del suo ruolo nella società. Uno degli scopi principali del prossimo sinodo è quello di aiutare i giovani a imparare a discernere in quale modo concreto possa avvenire la realizzazione piena della loro vita, affinché possano godere della gioia dell’amore. La maggior parte dei giovani si orienta alla scelta di costituire una famiglia. Affinché la loro scelta sia il più possibile rispondente alla loro vocazione è importante che abbiano degli strumenti adatti per conoscere se stessi e per orientarsi opportunamente nella scelta del partner e nella comprensione degli elementi essenziali che permetteranno alla loro futura famiglia di avere delle basi solide. Senza volere anticipare né limitare la ricchezza che emergerà dal cammino sinodale, penso che si possa sintetizzare la continuità tra l’Amoris laetitia e il prossimo sinodo attraverso tre parole che ritroviamo nell’esortazione apostolica: gioia, discernimento, accompagnamento.

Risponde a una delle segnalazioni evidenziate nel sinodo sulla famiglia la scelta di approfondire il rapporto tra giovani e scelte vocazionali?

Vi è evidentemente una correlazione tra giovani, scelte vocazionali e famiglia. Quando si parla della famiglia non si può non tener presente il suo momento costitutivo e quindi l’età giovanile, che è quella in cui ognuno formula un proprio progetto e si orienta alla scelta dello stato di vita. La relatio finalis dell’assemblea sinodale del 2015 ricordava che «il desiderio di famiglia rimane vivo nelle giovani generazioni». Certo, la vocazione al matrimonio non è l’unica maniera di realizzare in modo gioioso e autentico la propria vita, ma rimane vero che «molti giovani continuano a vedere il matrimonio come il grande ambito della loro vita e il progetto di una famiglia propria come la realizzazione delle loro aspirazioni». L’Amoris laetitia parla molto di questa correlazione e credo proprio che il prossimo sinodo ne farà oggetto di riflessione.

di Nicola Gori

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