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Tra cibori, capitelli e amboni

· L'arte nella Roma del tardomedioevo ·

Nella prestigiosa sede del museo nazionale dell’alto medioevo dell'Eur, a Roma, lo scorso 25 gennaio è stato presentato l’ultimo volume del Corpus della Scultura altomedievale (2015, pagine 810, 135 euro) edito dalla Fondazione Centro italiano di studi sull’Alto Medioevo di Spoleto, collana diretta da Letizia Pani Ermini e Adriano Peroni. Il volume tratta dei materiali scultorei pertinenti alla terza regione ecclesiastica di Roma (è il settimo dedicato alla città) e ne sono autrici Claudia Barsanti, Roberta Flaminio e Alessandra Guiglia; alla pubblicazione hanno collaborato Lucrezia Spera, con un saggio introduttivo di carattere storico-topografico, Ottavio Bucarelli e Giorgio Crimi, con contributi su alcuni documenti epigrafici. 

Pilastrino con probabile immagine del profeta Abacuc rinvenuto nell’Ottocento nell’area del Colosseo

L’evento ha inaugurato i "Venerdì del Museo", incontri culturali fortemente voluti dalla nuova direttrice, Stefania Panella, per vivificare quell’importante museo, creato nel 1967, un po’ defilato dal centro della città e per questo non molto conosciuto, che raccoglie alcuni dei più significativi documenti della cultura materiale italiana nel periodo di passaggio dall’antichità al medioevo: dai ricchi corredi delle necropoli longobarde di Castel Trosino e Nocera Umbra, ai marmi di arredo liturgico di alcune chiese di Roma e dintorni, alla splendida decorazione ad opus sectile dell’aula fuori Porta Marina a Ostia, contenente una delle più antiche immagini di Cristo in busto, mirabilmente ricostruita in una sala dove si è svolta la presentazione.

Il volume contiene il catalogo completo dei rilievi scultorei riferibili a chiese e altri edifici religiosi compresi nella terza regione ecclesiastica di Roma. La città, infatti, ove il cristianesimo si era sviluppato capillarmente già in età molto antica, fu presto divisa in sette circoscrizioni territoriali affidate ai sette diaconi, essenzialmente allo scopo di garantire uno svolgimento razionale ed efficace sul territorio del servizio di assistenza ai poveri e agli altri marginali della città, coordinato dalla Chiesa. Tale ripartizione dell’area urbana, che si sovrapponeva a quella, ancora perfettamente operativa, delle quattordici regioni augustee, fu decisa, come ci informa una autorevolissima fonte della metà del iv secolo, il Catalogo Liberiano, da Papa Fabiano, che resse la sede di Pietro dal 236 al 250.

Nell’altomedioevo, nella terza regione ecclesiastica, i cui confini sono ricostruibili con esattezza solo in parte e che comprendeva il Colle Oppio, alcuni settori dell’Esquilino, del Celio e del Viminale, erano ubicate sette chiese parrocchiali: il titulus Equitii et Silvestri (san Martino ai Monti), il titulus Eusebi (sant’ Eusebio), il titulus Clementis (san Clemente), il titulus SS. Marcellini et Petri (santissimi Marcellino e Pietro a via Merulana), forse quest’ultimo sorto in sostituzione degli antichi tituli Nicomedis e Matthaei; più defilata, presso le mura, si trovava la chiesa di santa Croce in Gerusalemme, fatta costruire da Costantino nel palazzo imperiale del Sessorium, con funzione di santuario commemorativo dei luoghi della passione e resurrezione di Cristo e contenente la preziosa reliquia della santa Croce. Dal v secolo il territorio della terza regione si arricchì di chiese devozionali: quella dedicata a santa Bibiana presso Porta Tiburtina, dove la tradizione collocava la tomba della omonima martire, chiesa presso la quale nel vii secolo venne costruito un secondo edificio di culto dedicato all’apostolo Paolo; la basilica di san Martino presso il titolo di Equizio e Silvestro; quella di san Severino, il martire del Norico, al quale Gregorio Magno aveva ridedicato la precedente chiesa ariana situata iuxta domum Merulanam, edificio mai identificato; la chiesa di santa Lucia in Selci, intitolata alla famosa martire catanese e risalente al pontificato di Onorio i (625-638).  

di Vincenzo Fiocchi Nicolai

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18 ottobre 2019

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