Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Tra antiche radici e nuove sfide

· L’arrivo del Pontefice nell’antica città patriarcale del Nordest ·

Nel Triveneto, regione dalle profonde radici cristiane messe oggi a dura prova dalla secolarizzazione, motore trainante dell’economia italiana ma vittima anch’esso dell’attuale recessione, Benedetto XVI ha auspicato la nascita di una nuova generazione di cristiani capaci di assumere responsabilità dirette in ambito sociale e politico. Nel tardo pomeriggio di sabato 7 maggio, nello splendore architettonico dell’antica basilica patriarcale di Aquileia, prima tappa della sua visita pastorale nel Nordest, il Pontefice ha ricordato che «la vita pubblica ha bisogno della forza morale dei cattolici». Accolto dalle note del canto Tu es Petrus , dopo aver ammirato gli stupendi mosaici cromaziani risalenti al quarto secolo, ha trovato ad ascoltarlo i delegati delle numerose diocesi nate da Aquileia — in Italia, Slovenia, Croazia, Austria, Ungheria e nella sua stessa Baviera — che si preparano a celebrare nell’aprile 2012 il secondo convegno ecclesiale del Nordest, indetto a poco più di vent’anni dal primo, svoltosi nel 1990.
Al termine della preghiera per l’assemblea dei consigli pastorali diocesani delle Chiese del Triveneto — scandita da una lettura breve tratta dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni Apostolo (1, 4-11) — Papa Ratzinger ha chiesto ai presenti una «delicata fierezza» nella fede, con «scelte per le persone concrete», in particolare in favore di deboli, indigenti e disabili, e si è rivolto ai giovani, specie a quelli che si trovano in condizione di disagio e di insicurezza. Se la fede del Nordest vuole restare viva e non un ricordo, in un contesto sempre più multietnico e multiculturale — ha ammonito il Papa — occorre tornare alle radici cristiane. Non a caso, il motto scelto per la visita è «Tu conferma la nostra fede».
Dopo le fatiche della Settimana Santa e di quella dedicata alla beatificazione di Giovanni Paolo II, il successore di Pietro è arrivato nel pomeriggio dall’aeroporto di Ronchi dei Legionari, dov’è atterrato il suo velivolo proveniente da Ciampino. In automobile il breve trasferimento dal territorio della provincia di Gorizia, dove si trova l’aeroscalo, a quello di Udine, in cui sorge il grande sito archeologico impreziosito dalla basilica di Teodoro. Lungo il tragitto, numerosi fedeli con striscioni e foulard colorati hanno salutato il corteo.
Realtà rurale divenuta in fretta ricca e industrializzata, questa terra e i suoi sette milioni di abitanti devono ora far fronte alla crisi economica: i giovani hanno meno prospettive dei genitori e la disoccupazione è diffusa, mentre forze fresche arrivano dagli immigrati. La loro presenza provoca però chiusure nel Triveneto, un tempo ponte fra Oriente e Occidente, e oggi anche tra il vecchio Continente e il Nord Africa: «L’Adriatico porta il Mediterraneo nel cuore dell’Europa», ha ricordato Benedetto XVI, che dopo il saluto alla cittadinanza di Aquileia in piazza del Capitolo, antistante la basilica, con un piccolo fuori programma si è intrattenuto con alcuni ammalati. Questo e altri gesti del Pontefice — che anche nel susseguirsi serrato degli avvenimenti si è dimostrato sempre interessato e incuriosito — hanno fatto concludere la prima giornata del viaggio con circa un’ora di ritardo rispetto alla tabella di marcia. Da Aquileia si è poi trasferito in elicottero a Venezia, scorgendo durante il volo il litorale della laguna, lungo il quale i comuni gli hanno dato il benvenuto anche attraverso iniziative singolari, come la scritta «W il Papa» formata da una catena di persone con maglie bianche e gialle a Caorle. Atterrato al collegio navale Morosini, si è quindi trasferito in motoscafo a piazza San Marco, per il saluto ai venticinquemila veneziani che vi si erano radunati.
Pronunciato il suo applaudito discorso — in cui ha ricordato i tre patriarchi Sarto, Roncalli e Luciani, divenuti pontefici, e le visite dei suoi predecessori Paolo VI, trentanove anni fa, e Giovanni Paolo II, tredici anni dopo — Benedetto XVI si è trasferito all’interno della basilica di San Marco a bordo di una speciale auto elettrica, particolarmente leggera per non rovinare la pavimentazione della storica piazza. Dopo aver venerato le spoglie dell’evangelista in silenzioso raccoglimento, ha ammirato i mosaici dorati in stile bizantino e gli altri preziosi tesori del complesso.
Hanno accompagnato il Papa gli arcivescovi Fernando Filoni, sostituto della Segreteria di Stato, e James Michael Harvey, prefetto della Casa Pontificia, il vescovo Paolo De Nicolò, reggente della Prefettura, monsignor Georg Gänswein, segretario particolare del pontefice, il medico personale, Patrizio Polisca, il vicedirettore della Sala Stampa della Santa Sede, il passionista Ciro Benedettini, e il direttore del nostro giornale.
Allo scalo militare friulano, l’accoglienza del cardinale Angelo Scola, patriarca di Venezia e presidente della Conferenza episcopale del Triveneto, con gli arcivescovi Dino De Antoni, di Gorizia, Andrea Bruno Mazzocato, di Udine, e Giuseppe Bertello, nunzio apostolico in Italia, e il vescovo Beniamino Pizziol, di Vicenza, che prima della recente nomina è stato ausiliare di Venezia e, in tale veste, organizzatore esecutivo della visita.
Il Governo italiano era rappresentato dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri Gianni Letta — che come in altre analoghe occasioni ha viaggiato sul volo papale — con l’ambasciatore presso la Santa Sede, Francesco Maria Greco. Nei vari spostamenti il Papa è stato accolto, tra gli altri, dal ministro dell’Economia e delle Finanze Giulio Tremonti, dai presidenti delle regioni Friuli - Venezia Giulia, Renzo Tondo, e Veneto, Luca Zaia, delle province di Gorizia, di Udine e di Venezia, e da altre autorità locali, oltre a tanta gente comune.
E sono bastate poche ore di un pomeriggio di maggio perché Benedetto XVI conquistasse i cuori delle genti del Nordest.

Galleria fotografica

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

26 maggio 2019

NOTIZIE CORRELATE